Newnotizie intervista Massimiliano Principe Cassaro, operaio indignato prestato al rap

Massimilano Principe Cassaro, Intervista, Dalla parte sbagliata. E’ uscito proprio alcuni giorni fa il terzo album di Massimiliano Cassaro, “Principe”, operaio prestato alle note del rap. Un lavoro molto interessante, svariate collaborazioni e guest, oltre a testi molto impegnati che rispecchiano tutto il vissuto dell’artista torinese.
Il Principe ha gentilmente risposto, per i lettori di Newnotizie, ad alcune domande relative proprio al suo ultimo disco.

“Sempre qui, sempre me stesso, sempre così. Sempre qui, sempre più spesso, sempre così”. E’ questo il primo messaggio che mandi nel primo brano del tuo terzo album, “Dalla parte sbagliata”. Il rap è per te una necessità, un vezzo o che altro?
L’arte è una pulsione umana, o meglio, lo è la voglia di esprimersi, di comunicare e l’arte è un ottimo mezzo. Il rap è semplicemente il mezzo che più mi si adatta, quello che sento più mio e soprattutto quello con cui credo di riuscire a dire con più efficacia le cose che penso.

“Resistere e sperare che un mondo migliore ci sia”. E ancora: “Non è la mia versione, non è la mia nazione, non è il mio presidente”. L’attuale situazione politica italiana ti provoca più rabbia e voglia di cambiare o più disillusione?
Bella domanda. Lo spettro della disillusione è sempre dietro l’angolo ma porta con sé il rischio dell’indifferenza, del fatalismo. Quando si tratta del mondo in cui vivi e in cui vivranno i tuoi figli questo è un rischio che non puoi correre, bisogna sempre trovare la forza per lottare un round di più.

Nell’album si alternano canzoni di protesta, di denuncia e canzoni più intime, personali. Ti cito nuovamente: “Non ho imparato a cadere ma ad avere la forza necessaria per sapere come fare a rialzarmi”. Parli della famiglia, dei tuoi genitori, del tuo passato, di come sei cresciuto. Qui il rap è per te una possibilità di svelare una parte di te più intima a chi ti ascolta?
Secondo la mia opinione un bravo artista per riuscire a comunicare con efficacia deve imparare non tanto a guardare verso l’esterno quanto verso l’interno. Ogni artista deve avere il coraggio e la forza di riuscire a mettere a nudo sé stesso se vuole sperare di entrare realmente in contatto con chi lo ascolta.

“Ho imparato che per entrare in classifica non devo fare alcun riferimento alla politica”: Principe MC è al suo terzo album ma al mattino regolarmente torna in fabbrica. Cosa non funziona, secondo te, nel mercato discografico? Quali sono i criteri per cui uno ce la fa e un altro no?
Il mercato è quello che è, non c’è scritto da nessuna parte che debba essere meritocratico o equo, il gioco è semplice: chi vende di più guadagna di più. A me interessa fare un disco che mi piaccia e che mi soddisfi, non penso mai a quante copie farò o cosa potrei fare per attirare una major, sono fatto così. Personalmente poi, non ho mai pensato al rap come qualcosa che mi dovesse tirare fuori dalla fabbrica in cui lavoro, è qualcosa che serve a ritemprare il mio spirito, non lo cambierei con qualcosa che mi riempie le tasche ma mi svuota l’anima.

“La mia nazione è quella dove un senatore ha detto che l’omertà è un valore, dove le opinioni contano poco, dove conta ancora meno esprimerle con un voto, dove la libertà ha fallito e un popolo rincoglionito l’ha confusa con lo slogan di un partito, dove il fondamentalismo non è poi così lontano, sta in Italia tra il TG4 e il Vaticano”. Cosa salvi di questa Italia?
La storia, gli artisti, la cultura ad esempio.  E poi c’è la gente: i lavoratori precari, le mamme single, i giudici dell’antimafia, i giornalisti di Report e tanti altri che non si meritano lo scempio che sta andando in onda. A tutti loro dico: teniamo duro, we shall overcome!

Intervista a cura di Pier Luigi Balzarini
Si ringraziano Massimiliano Principe Cassaro e SmcItalia per la disponibilità e la cortesia