Scontri a Roma, Maroni: Si è evitato il morto

Gli scontri che sabato scorso hanno sfigurato piazza San Giovanni e via Labicana a Roma continuano a tenere banco nel dibattito politico. Ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha tributato il suo ringraziamento alle forze dell’ordine, che “hanno evitato che ci scappasse il morto“. “Riferirò martedì in Parlamento”, ha inoltre risposto il titolare del Viminale ai molti esponenti dell’opposizione che hanno chiesto maggiori delucidazioni sulle dinamiche della guerriglia urbana. E mentre polizia e carabinieri continuano i loro accertamenti per individuare i “black bloc” (una dozzina sono già stati arrestati), i partiti non smettono di polemizzare su quanto accaduto.

I ringraziamenti di Maroni – “Ringrazio le forze dell’ordine, il Prefetto e il Questore di Roma. Sabato si è evitato che ci scappasse il morto. C’era il rischio concreto che accadesse perché i violenti si sono fatti scudo del corteo. Ho chiesto di visionare attentamente le immagini perché gli autori delle violenze paghino in maniera esemplare. Martedì riferirò in Senato”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, all’indomani degli scontri tra gli “incappucciati” e le forze dell’ordine a Roma. Sul ministro leghista gravano le accuse lanciate da molti esponenti dell’opposizione (tra i primi il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani), che gli hanno chiesto di spiegare come sia stato possibile che un numero relativamente ristretto di persone abbia potuto mettere a ferro e fuoco il centro storico della città.

Tanti punti da chiarire – Non solo: secondo la testimonianza di alcuni indignati pacifici, i primi attacchi dei facinorosi in via Cavour si sarebbero consumati in maniera del tutto indisturbata e soltanto quando la situazione è degenerata (in via Labicana e successivamente a piazza San Giovanni), le forze dell’ordine sarebbero intervenute con cariche più o meno scomposte. E resta ancora da chiarire cosa abbia impedito alle forze dell’ordine (e agli organizzatori pacifici della manifestazione) di isolare da subito gli “incappucciati” che, come già testimoniato, apparivano ben riconoscibili sin dal primo raduno in piazza della Repubblica. Insomma, i punti irrisolti sono ancora troppi, e le indagini avviate da polizia e carabinieri, che si stanno avvalendo anche dei numerosissimi video consegnati dai cittadini, potrebbero presto fornire le prime risposte.

Cicchitto affonda su Draghi &co. – Nel frattempo i protagonisti della politica non hanno rinunciato a rimpallarsi accuse e responsabilità. Tra le posizioni più muscolari, quella del capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto: “La colpa di quanto accaduto – ha tuonato – è di alcuni banchieri e manager. Di coloro che si erano affrettati a solidarizzare con gli indignati, non sappiamo se per un complesso di colpa, o se per indirizzare solo sulla cosiddetta classe politica le responsabilità della crisi in corso del capitalismo con conseguenze sociali assai gravi. Siccome la protesta sociale, al di là di quello che è avvenuto a Roma – ha continuato Cicchitto, che ha fatto esplicito riferimento a Mario Draghi, Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo – sta avvenendo in tutto il mondo occidentale, è evidente che è indispensabile una riflessione seria che non può essere risolta dalle ‘piccolissime frasi’ di qualche banchiere o di qualche manager che, per parte sua, sta cercando di scendere in politica”.

La finiana: E’ tutta colpa di Berlusconi – A far discutere è stata anche la dichiarazione rilasciata ieri da Barbara Contini, senatrice responsabile del dipartimento Esteri di Fli: “Se Berlusconi avesse lasciato – ha detto – molto probabilmente non ci sarebbe stato il caos. I giovani hanno ragione finché protestano pacificamente, ma l’ira spropositata di sabato è la prova provata che questa generazione non accetta più vecchi incapaci di cambiare e vedere il futuro. Dal partito della gnocca ai manifestanti che assediano la propria Capitale è giunto il momento di reagire, sia la classe politica che quella dirigente non hanno più alibi”.

Bersani e la dignità italiana – E se il centrista, Pier Ferdinando Casini, si è limitato a sottolineare che “il premier non è all’altezza della situazione”, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è tornato ieri sullo scivoloso argomento auspicando un recupero della dignità nazionale: “Chi è sul fronte della crisi è anche sul fronte della provocazione – ha detto il democratico – Molti pensano che finiremo come la Grecia e quindi pensano di trattarci come la Grecia. Speculatori o provocatori che siano c’è una sola risposta agli uni e agli altri: riprendere in mano il nostro destino, rimettere in cammino la dignità dell’Italia, alzarsi in piedi e far vedere a tutti la forza e l’orgoglio degli italiani”.

Maria Saporito