Indignados, Black bloc e una zona grigia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:57

Genitori increduli. «Mio figlio non è un Black bloc, tantomeno un violento. Su questo non ci sono dubbi (…) Mio figlio è capitato per caso in quella carica delle forze dell’ordine poiché si trovava insieme ad altri ragazzi leccesi, anche se lui era andato a Roma da Bologna, dove frequenta l’università. Era nella parte del corteo autorizzato, e insieme agli altri manifestanti si stavano dirigendo verso piazza San Giovanni».  È certo Maurizio Pascali, il dirigente Asl papà del 21enne Valerio, arrestato il 15 ottobre a Roma durante gli scontri. L’accusa a suo carico è quella di resistenza a pubblico ufficiale, aggravata dal fatto di avere indossato un casco. Il padre di Valerio esclude in modo assoluto che suo figlio possa aver partecipato agli scontri con la polizia. Non lo riconosce in azioni di questo tipo; non  può crederci,  ad ogni costo. Sentimento, questo, comune a tantissimi altri genitori che hanno visto i propri figli essere prelevati in questi giorni dalle forze dell’ordine. Il padre conosce suo figlio Valerio come un ragazzo buono, generoso che va in soccorso dei migranti, studia con profitto giurisprudenza all’università ed è sempre pronto ad aiutare chi ha bisogno. Ecco come Maurizio descrive suo figlio: «Valerio è un ragazzo che non ha nulla a che fare con la violenza. A luglio scorso è stato con Amnesty International a Lampedusa. Si è appena iscritto al terzo anno di giurisprudenza, ha già sostenuto dieci esami e adesso sta preparando diritto internazionale (…) Ricordo che l’estate scorsa, a Bologna, ha regalato 90 euro ad un cittadino extracomunitario che non aveva da mangiare, mentre lui era rimasto senza soldi. Non so quanti altri ragazzi si sarebbero comportati come lui». E di fronte alla domanda se sapesse che suo figlio avrebbe partecipato alla manifestazione risponde: «Sì, lo sapevamo. Ci ha detto che voleva partecipare alla manifestazione, che ne condivideva lo spirito. Valerio è un amante della politica. Un idealista, forse troppo».

La necessità di interrogarsi. Il ragazzo si professa innocente, ma se dovesse risultare effettivamente responsabile dei reati ascrittigli, sarà necessario porsi un po’ di domande. Uscire dalla logica manichea che vede da una parte gli Indignados, buoni, e dall’altra i Black bloc, cattivi. Forse non c’è una parte tutta bianca e una tutta nera. Forse c’è una “zona grigia” al cui interno possono trovarsi ragazzi  che seguono criticamente la politica, consapevoli e arrabbiati, perché vedono il proprio futuro devastato da politiche corrotte e per questo potenzialmente attratti da soluzioni estreme. La questione della “zona grigia” poi, non riguarda solo i più giovani: il linciaggio verbale e gli sputi che ha subito Pannella durante la manifestazione del 15 ottobre dimostra, come si vede nel filmato, che l’aggressività, nelle sue diverse forme, è una soluzione accolta da molti, soprattutto quando ci si sente protetti dal gruppo. Questo non significa giustificare, ma solo cercare di comprendere per far sì che ci sia la rivoluzione culturale tanto auspicata, evitando il ricorso alla violenza.

Giovanna Fraccalvieri

 

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!