Trota difende il babbo: Fuori dal partito i leghisti dissidenti

A cuor di figlio non si comanda e così, incalzato sullo spinoso argomento (il contestato congresso provinciale di Varese in cui il numero uno del Carroccio ha imposto Maurilio Canton come segretario), Renzo Bossi – in arte “Trota” – ha rigettato categoricamente le accuse di “dispotismo” mosse all’ingombrante padre Umberto. Di più: “Se qualcuno non è più d’accordo col segretario federale – ha tagliato corto Bossi jr – se ne vada dalla Lega”.

Fuori chi non ci sta – “A Varese non abbiamo fatto una figuraccia. Se qualcuno non è più d’accordo con il progetto della Lega e con il segretario federale, Umberto Bossi, ci sono mille altri partiti e mille altri movimenti da poter costituire”. E’ questa la laconica dichiarazione che il giovane consigliere regionale della Lombardia, Renzo Bossi, ha oggi consegnato a un giornalista de Il Fatto Quotidiano. Per il figlio del Senatur, infatti, quella che si è consumata una settimana fa a Varese non è stata una mancata prova di democrazia, ma solo una fisiologica manifestazione di dissenso interno al partito.

Nulla di cui preoccuparsi, o per meglio dire nulla di cui debba farsi carico la dirigenza del Carroccio. “Chi non è più d’accordo con noi – ha ribadito il giovane Bossi – andrà in un altro partito“. Un ultimatum ai più incalliti “maroniani”?

Maria Saporito