I Black bloc arrestati: ragazzi qualunque

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:30

La strategia. Camminano nel corteo, silenziosi, soli; man mano si riconoscono nella folla, un’occhiata e si uniscono gli uni agli altri in piccoli gruppi che diventano sempre più nutriti. Finalmente è giunto il momento tanto atteso, creano un cerchio, al centro uno di loro, nascosto, si spoglia dei suoi abiti civili per trasformarsi in un Black bloc. L’adrenalina è al massimo. Così il 15 ottobre, dal ventre della manifestazione, si sono generate tante “anime nere”, gruppi di ragazzi, apparentemente normali, pronti a portare la devastazione nella Capitale. Tirano dagli zainetti i loro cappucci neri, le maschere antigas, i manganelli, senza la preoccupazione di rimanere disarmati: altri sanpietrini, bombe carta, bastoni arrivano da una macchina organizzativa invisibile, ma presente, disseminata sul territorio.  Una sorta di strategia militare predispone le loro azioni: quando si alzano al cielo la mani facendo ruotare in aria pollice e mignolo è il momento della ritirata.

Piccoli teppisti crescono. Intanto continua il lavoro della polizia per individuare i violenti che il pomeriggio del 15 ottobre, durante il corteo degli Indignati,  hanno devastato la città di Roma. Al momento il bilancio ufficiale è di 20 fermi, in media giovani maschi tra i 20 e i 30 anni di cui 12 arrestati; tra di loro però, ci sono anche 6 minorenni e 4 donne. Alcuni avevano già precedenti per  spaccio di stupefacenti o per reati contro le forze dell’ordine durante altre manifestazioni. Gli arrestati rischiano al massimo un’accusa di danneggiamento e devastazione. La Procura di Roma esclude l’aggravante del terrorismo.

Italia unita nella violenza. I giovani arrestati provengono da diverse città italiane come Trento,  Varese, Firenze, Napoli, Bari, Brindisi, Catania, Siracusa, etc. 12 sono di Roma e provincia. C’è poi, un 21enne anarchico di Lecce, studente a Bologna; un giovane di 22 anni già denunciato in passato  per aver causato disordini durante un rave cui aveva preso parte; due romane di 18 anni e una di 24 anni; un 21enne di Brindisi; un catanese di 23 anni. Tra i campani ci sono coloro che, già un anno fa, si resero protagonisti delle azioni contro l’apertura della discarica di Terzigno. I loro graffiti anche a Roma hanno urlato “Terzigno resiste”. Dalle città del nord vengono i No Tav che a Roma hanno messo in scena la loro tattica di sempre: mimetizzati fra la vegetazione dei giardini, traggono in agguato le forze dell’ordine.  Non potevano mancare, infine, gli  ultras, per lo più romani, desiderosi da sempre di uno scontro con la polizia fine a se stesso.

Ragazzi “per bene”. Tra i tanti arrestati, Fabrizio Filippi, 24 anni, uno studente originario di Bassano Romano (Viterbo), noto con il soprannome di «er pelliccia». La sua foto, mentre era intento a lanciare un estintore, ha fatto il giro del mondo.  Il giovane, già noto alle forze dell’ordine per precedenti per droga, è stato identificato grazie ad un tatuaggio e un braccialetto. Fabrizio è un ragazzo di buona famiglia. Uno studente universitario iscritto a un sito per incontri dove, con la sua aria angelicata, scrive: «Vorrei relazioni passionali con una ragazza». Un ragazzo che studia, gioca a tennis, ama lo sballo, i rave party e trasformarsi in un Black bloc durante le manifestazioni. Un “sovversivo” che, di fronte al proprio arresto, cerca di difendersi avanzando una versione improponibile: «Ho usato l’estintore per spegnere l’incendio». Come lui, tantissimi altri, lupi in branco, agnellini presi uno per volta.

Giovanna Fraccalvieri

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