NewNotizie a “Il Mistero Buffo” nella versione pop di Paolo Rossi

Paolo Rossi è uno di quei comici che fanno ridere solo fino al momento in cui non ci si accorge della tragedia che si fa strada dietro la battuta. Non è un uomo che diverte a partire da questioni facili, lui si ispira allo schifo e la beltà del mondo, lo schifo e la beltà che sono in alto e che è in basso; lui imbeve la propria lingua di terra di marciapiede e di cumulonembi, ed esce da dietro le quinte con una faccia arrabbiata che fa quasi paura.

Dal Vangelo secondo Paolo Rossi – Di che s’è parlato ieri? Per lo più di Gesù Cristo, che fondamentalmente non è stato l’unico “povero Cristo” che l’umanità abbia mai avuto il piacere d’accogliere. Si è riso molto, si è riso di gusto, ma ci si è anche lasciati zittire dalla gratuità dello spettacolo, felicemente schietto, irriverente come ogni atto libero dovrebbe essere. Cosa accadrebbe se tornasse ora Gesù Cristo? Chi sarebbe Gesù Cristo adesso? Il “Vangelo secondo Paolo Rossi”, che durante lo spettacolo ha ceduto il passo anche ai quasi del tutto ignoti apocrifi secondo Lou Reed o James Joyce, presenta un Gesù goliardico, autoironico, che fa leva sul buonsenso più che sul senso di colpa. La storia di quel Cristo innocente che fu messo in croce sul Calvario si è intersecata a quella del contadino che da solo tentò di difendere quella che aveva deciso essere la sua terra, perché “questa è la mia terra, il lavoro è di chi lo fa”. Assistere al miracolo della nascita del comico durante l’ultima cena, plasmato dalla propria miseria e reso tale dal bacio appassionato di un Cristo che quella sera attendeva ben altro bacio, è stato decisamente toccante.

Pugno chiuso all’immigrato – Fra le risate e la voglia di scoppiare in lacrime, la platea ha accolto anche una splendida Lucia Vasini, che si è cimentata in una laude che ha commosso. Probabilmente l’intento di tutti coloro che ieri erano sopra e dietro il palco, era proprio quello di ritrovare l’umanità di quel Cristo che troppo ci siamo abituati a vedere appeso alla sua croce, che spira per amor nostro a causa di motivi che fondamentalmente nemmeno siamo in grado di afferrare del tutto. Bisognerebbe smetterla di limitarsi a supplicare e iniziare a comprendere, afferrare, empatizzare, senza mai imenticare che Gesù di Nazareth fu anche (per chi non ci crede “fu solo”) un uomo, uno che mangiava con le prostitute e che se la prendeva con gli “operatori di iniquità”. Un ultimo “povero Cristo” è apparso fra i misteri buffi che Paolo Rossi ha raccontato ieri sera, il povero Cristo della porta accanto: l’immigrato che lavora in nero. Ebbene, è stato lui a salire sulla croce ieri sera, ed a vedersi rivolgere il pugno chiuso di un Paolo Rossi forte della propria rabbia e di quell’encomiabile capacità di far ridere che lo caratterizza da sempre. Il pubblico è stato salutato sulle note di “Personal Jesus”, nella versione di Marilyn Manson. Complimenti, signor Rossi: il tuo “Gesù personale” è formidabile.

Martina Cesaretti