Pagare per manifestare: la società civile non ci sta

La proposta di legge. Le scelte politiche hanno sempre una grossa ricaduta sulla società civile. Lo dimostra la crisi che stiamo attraversando e lo dimostreranno anche, se dovessero diventare attuative, le proposte di legge presentate da Maroni in seguito agli scontri tra la polizia e i Black bloc avvenuti il 15 ottobre scorso in occasione della manifestazione degli Indignados. Dopo la guerriglia urbana e la devastazione della Capitale, che ha visto in poche ore distruggere vetrine, bancomat, telecamere di sorveglianza e, ancora, dare fuoco alle automobili, alle  camionette della polizia, etc.,  il ministro dell’Interno ha pensato di risolvere il problema con una nuova “tassa”. Va ricordato, intanto, che tra i molteplici motivi che hanno portato i manifestanti in piazza c’era anche quello dell’aumento delle imposte per far fronte al debito pubblico. Come se tale questione non fosse mai esistita però, Maroni, tra le diverse misure presentate in Senato in seguito agli incidenti di sabato scorso, ha proposto di far pagare una fideiussione agli organizzatori dei cortei. In soldoni: pagare per manifestare. Secondo il ministro leghista infatti, chi vuole manifestare deve  garantire un finanziamento per fronteggiare potenziali danneggiamenti, devono essere stabiliti degli «obblighi per gli organizzatori a presentare idonee garanzie patrimoniali atte a coprire eventuali danni».

Legge anticostituzionale. La  proposta ha suscitato diverse  proteste nell’opposizione e dubbi  in parte della maggioranza. La società civile poi, già attanagliata dagli effetti nefasti della crisi economica, non può certo accettare una legge simile! Un cassaintegrato, un disoccupato, un precario dovrebbero pagare per manifestare il proprio malessere causato dalla mancanza di lavoro e, conseguentemente, di prospettive economiche? Pagare per esprimere il proprio pensiero? Anche il diritto di manifestazione diventerebbe in tal modo un privilegio per ricchi!   Questo pensiero unisce buona parte dell’opinione pubblica italiana ed è stato ben espresso da Aurelio Mancuso, presidente della rete sui diritti civili Equality Italia, che ha definito anticostituzionale la proposta di Maroni di far pagare una fideiussione agli organizzatori di cortei: «Lede esplicitamente il diritto costituzionale a manifestare e, se fosse approvata, impedirebbe nei fatti a tutti i soggetti politici e sociali non in grado di affrontare una spesa elevata, si parla di centinaia di migliaia di euro, di organizzare manifestazioni». «S’introdurrebbe così una palese violazione dell’articolo 17 della Costituzione – spiega Mancuso – che reinterpreterebbe in chiave censitaria un diritto fondamentale. Per contrastare l’organizzazione delinquenziale che ha stravolto una grande manifestazione pacifica, sono già oggi a disposizione efficaci strumenti di prevenzione e repressione».

Giovanna Fraccalvieri