“The Sense of an Ending” si aggiudica il Man Booker Prize: finalmente la vittoria per Barnes

“The Sense of an Ending” si aggiudica il Man Booker Prize – Solo 150 pagine, scorrevoli e leggibili. Alcuni parlano di “arte contro trama”, ma la giuria ha fatto capire che il romanzo è veramente delizioso. Così, senza preoccuparsi troppo delle polemiche e della “crisi del Booker” di cui si è tanto discusso, il più prestigioso premio letterario del mondo anglosassone, il Man Booker Prize è stato assegnato a “The Sense of an Ending”, dello scrittore britannico Julian Barnes. Giunto a 65 anni, Barnes ha visto finalmente trionfare una delle sue opere: questa infatti era la quarta volta che andava in finale (ci sono stati prima il Pappagallo di Flaubert, England, England e Arthur e George), ma la prima che l’ha visto trionfare, portando a casa il premio di 50 mila sterline.

Premio alla leggibilità – Come confermato dalla stessa Stella Rimington, presidente della giuria, questa volta il criterio principalmente adottato è stato proprio quello della “leggibilità”. E a nulla servono le polemiche, sia perché in questo concorso il regolamento concede alla giuria totale carta bianca, sia perché in fin dei conti il concetto di “arte” rimane sempre qualcosa di soggettivo. Checché ne vogliano dire agenti letterari e scrittori, come Mark Haddon e David Mitchell, che si sono affannati per creare un premio alternativo quale è il Literature Prize, stavolta ha vinto un romanzo di 150 pagine sul senso della memoria che, nella sua imperfezione e mutevolezza, a quanto pare può sempre regalare sorprese.

Corinna Trione