Legge elettorale: Berlusconi apre alle preferenze ed è polemica

Nel lungo intervento di ieri al Congresso dei Responsabili, Silvio Berlusconi ha trovato anche il tempo di annunciare il cambiamento dell’attuale legge elettorale, aprendo alla possibilità di ripristinare le preferenze. La sua dichiarazione non è passata inosservata e ha, anzi, dato il ‘la’ a una girandola di commenti consegnati da esponenti della maggioranza e dell’opposizione.

Il più grande piazzista del mondo – “Berlusconi non sorprende mai. Cambia tutti i giorni ma è sempre lo stesso”. A dirlo è stato ieri Arturo Parisi, commentando le novità anticipate dal premier in materia di riforma elettorale. “Confermandosi il più grande piazzista del mondo – ha continuato l’esponente del Pd e promotore del referendum pro-Mattarellum – prova ancora una volta a vendere agli altri cose non sue. Se dovessimo stare a lui il fiume di firme sarebbe stato apposto sulla sua proposta di reintrodurre le preferenze. Forse è il caso – ha proseguito Parisi – che qualcuno gli legga i quesiti sotto i quali i cittadini hanno firmato. E gli spieghi pure che la protesta era contro di lui, per la prepotenza consumata rubando ai cittadini un diritto fondamentale”.

Solo chiacchiere – Concetto sostanzialmente rimarcato dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Berlusconi chiacchiera – ha tagliato corto – il Pd da mesi ha presentato un suo progetto di legge per una nuova legge elettorale, non sulle preferenze ma sui collegi. Berlusconi fa una chiacchiera al giorno, ma in Parlamento non arriva mai niente di serio. Mai!”.

La ritrosia di Quagliariello – Ma l’idea di ripristinare le preferenze ventilata dal Cavaliere ha suscitato tiepidi riscontri anche tra i suoi fedelissimi. “Il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, sul quale è incentrata l’iniziativa referendaria e al quale ha fatto oggi riferimento il presidente Berlusconi – ha spiegato Gaetano Quagliariello – non significa un mero ritorno alla pratica delle preferenze, che del resto in Europa esistono solo in Grecia. Il sistema che il Pdl individuerà non consentirà il ritorno a quelle pratiche per le quali in Italia la rappresentanza in Parlamento era monopolio di chi spendeva di più o si faceva sostenere da portatori di interessi non leciti”.

Meglio i collegi – E una sostanziale chiusura alla reintroduzione delle preferenze è giunta anche dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Per modificare la legge elettorale nel senso di far intervenire i cittadini nella scelta non solo del premier e della coalizione, ma anche dei parlamentari – ha detto – è possibile ricorrere anche a modelli diversi dalle preferenze, come per esempio i piccoli collegi. È una questione che richiede un serio approfondimento all’interno del Pdl, nella maggioranza, e nel confronto con l’opposizione anche perché – ha spiegato il pidiellino – non sempre le preferenze, come dimostra la storia, assicurano il miglioramento della rappresentanza in Parlamento”.

Il Pdl? Una Torre di Babele – Un clima di incertezza, che è stato prontamente denunciato dal centrista Lorenzo Cesa: “L’imbarazzata e repentina presa di distanze di diversi esponenti del Pdl dalle parole di Berlusconi a sostegno delle preferenze – ha osservato – dimostra con chiarezza almeno due cose: prima di tutto che, al di là di tante chiacchiere, sulla legge elettorale come sul decreto Sviluppo, il Pdl è una Torre di Babele in cui ognuno parla un linguaggio diverso; in secondo luogo – ha aggiunto il segretario dell’Udc – che in molti parlamentari del principale partito di maggioranza prevale la paura di non riuscire a sopravvivere alla prova delle preferenze. Prima di lanciarsi in proclami e aut-aut nei nostri confronti sulla legge elettorale, consiglio quindi al Pdl di fare chiarezza in casa propria e di portare, se ne è capace, una sola proposta seria in Parlamento perché l’Udc – ha concluso Cesa – possa valutarla”.

Maria Saporito