Pensioni: Berlusconi e Bossi litigano, le opposizioni si dividono

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:58

Le pressioni dell’Europa hanno fatto saltare la “pace armata” interna alla maggioranza. Il tentativo del Consiglio Europeo – riunitosi ieri a Bruxelles – di portare a termine il commissariamento “de facto” del Governo italiano, imponendo misure antipopolari di ulteriore “massacro sociale”, ha scatenate le reazioni furibonde della Lega Nord, pronta ad alzare le barricate per impedire al Popolo delle Libertà di utilizzare l’Europa come pretesto per rimettere in campo l’innalzamento dell’età pensionabile.

Nulla di fatto in Consiglio dei Ministri – Ai sostenitori del diktat europeo sulle pensioni, il Carroccio ha risposto con le dichiarazioni di Rosi Mauro, segretaria generale del Sindacato Padano e vicepresidente del Senato.
“Non è possibile che ogni volta che c’è da sistemare i conti in questo Paese la prima cosa che viene in mente è di metter mano alle pensioni. – ha spiegato in una nota – Noi diremo di no e, nel caso, siamo pronti a scendere in piazza“.
Parole infuocate che, al momento, hanno portato allo stallo in Consiglio dei Ministri, riconvocato per domani dopo che era emersa l’impossibilità di individuare già nella riunione di stasera una posizione comune.
“E’ un momento difficile e dobbiamo saper rispondere alle sfide, – ha commentato il senatur Umberto Bossi – ma bisogna trovare soluzioni che vadano bene a tutti“.

Opposizioni in ordine sparse: aumento sì, aumento no? – Al fianco di Bruxelles “senza se e senza ma” si è schierato, invece, l’UDC di Casini.
L’età per la pensione va alzata ed è una vergogna che ce lo facciamo imporre dall’Europa, invece di capirlo da soli” ha tuonato il presidente della formazione centrista Rocco Buttiglione.
Posizione condivisa anche dall’area moderata del Partito Democratico – “Se il governo porta in Parlamento una seria riforma delle pensioni la mia opinione è che tutta l’opposizione, Partito democratico in testa, debba votarla. Senza condizioni” ha commentato Marco Follini – ma osteggiata dalle correnti progressiste del partito, con in testa l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha bollato qualsiasi ulteriore intervento in campo previdenziale come “inacettabile”.
Il Pd non è contrario a una modifica dell’età pensionabile, – ha spiegato, in un tentativo di sintesi, il segretario del PD Pierluigi Bersani – a patto che rientri in un sistema di incentivazione dell’uscita dal mondo del lavoro e avvenga in coerenza con altre riforme a partire da quella fiscale.

Tranchant, invece, il giudizio dei Sinistra Ecologia e Libertà. “E’ ora di smetterla di mettere le mani nelle tasche di chi ha già dato e pagato. – ha detto il responsabile economico del partito di Nichi Vendola, Massimiliano Smeriglio – Nessuno tocchi pensioni e diritti acquisiti con la fatica ed il lavoro”.

Mattia Nesti