Terremoto Turchia: sale numero delle vittime, salvato neonato

Continua ad aumentare il numero delle vittime del terremoto, di magnitudo 7.2, che due giorni fa ha colpito la provincia di Van, nel sudest della Turchia. Stando agli ultimi dati diffusi dall’Amministrazione per i disastri e le emergenze di Ankara, i morti accertati al momento, sarebbero 366, mentre 1031 sarebbero i feriti.

Salvato un neonato – Tra le persone salvate dai soccorritori, un neonato di appena due settimane, estratto vivo dalle macerie, questa mattina, nel distretto di Ercis. La notizia è riportata dal sito del quotidiano turco Zaman, che, però, non dice niente circa le condizioni di salute del bambino. Nel pomeriggio di ieri, invece, era stato salvato un ragazzino di 13 anni, rimasto per otto ore sotto le macerie, schiacciato da un cadavere. La foto del bambino, immortalato al momento del ritrovamento, aveva fatto il giro del mondo, diventando l’immagine simbolo della tragedia. Purtroppo, però, il ragazzino non è riuscito a sopravvivere, ed è morto, a causa di una crisi cardiaca, poco dopo il suo arrivo in ospedale.

Accuse ai costruttori – E, mentre la Croce Rossa continua a distribuire tende nella zona colpita dal terremoto, per consentire agli sfollati di dormire all’aperto, sono già iniziate le polemiche e le accuse nei confronti dei costruttori disonesti che, secondo alcuni giornali, avrebbero contribuito al disastro. Il quotidiano ‘Radikal’ sottolinea che non sono state applicate, nella costruzione degli edifici, le misure antisismiche varate dopo il terremoto del 1999, che causò più di 20mila vittime. Secondo il quotidiano ‘Vatan’, invece, i crolli sarebbero stati originati da colonne portanti intaccate per allargare le stanze; mentre lo ‘Zatan’ li attribuisce alla «bassa qualità» dei materiali impiegati per le costruzioni. Nel frattempo, stanno arrivando aiuti da tutta la Turchia, nonostante la zona sia densamente popolata da curdi, contro la cui formazione terrorista e indipendentistica Pkk è in corso un’operazione militare proprio in una provincia attigua. Il giornale ‘Yeni Safak’ segnala, però, l’esistenza di una «fratellanza» che unisce il paese nonostante le separazioni etniche.

 

Francesca Theodosiu