Sarah: nuove foto del cadavere, ma la Procura smentisce

È iniziata qualche ora fa la settima seduta dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Taranto, Pompeo Carriere, del processo per il delitto di Sarah Scazzi, assassinata il 26 agosto del 2010 ad Avetrana. Oggi sono previsti gli interventi dell’avvocato Lorenzo Bullo, legale di Carmine Misseri e dell’avvocato Raffaele Missere, legale di Cosima Cosma, accusati di concorso in soppressione di cadavere insieme a Michele.

Nuove foto del cadavere – E mentre il processo per verificare le responsabilità delle persone coinvolte, a vario titolo, nella vicenda, va avanti, alcuni particolari inquietanti sono emersi proprio in queste ore. Secondo quanto riferito dal quotidiano Corriere del mezzogiorno, alcuni scatti inediti, effettuati il giorno del ritrovamento del cadavere di Sarah, testimonierebbero la presenza di segni di lividure a forma di ‘bracciale’ intorno ai polsi della ragazzina. Segni lasciati da una corda, dunque, oppure dalla presa di una mano che aveva tentato di bloccare Sarah. Il quotidiano aggiunge anche che il fotogramma è attualmente al vaglio della Procura e che sarebbe stato convocato dagli inquirenti anche il medico legale che effettuò l’autopsia sul corpo della piccola Sarah. L’articolo porta la data di oggi, ma già è arrivata la smentita: «Sul cadavere di Sarah Scazzi non c’era nulla di vistoso e dall’esame autoptico non è emerso nulla che potesse preoccuparmi», ha dichiarato all’ANSA il prof. Luigi Strada. «Se qualcuno ha altre foto non lo so – ha aggiunto Strada – e se la procura riterrà di farmele esaminare, ovviamente lo farò».La Procura, intanto, ha smentito l’esistenza di queste foto affermando che nessun ulteriore accertamento a riguardo è previsto.

L’arma e la dinamica del delitto Insomma, come a voler dire che stimati professionisti di un altrettanto noto giornale, che da mesi si stanno occupando del caso di Avetrana, abbiano inventato la notizia di sana pianta. Oppure un loro informatore ha voluto fargli uno “scherzetto”, spacciando per scoop una bufala? E’ strano che giornalisti accreditati si lascino trarre in inganno così superficialmente, comunque, se questo particolare venisse confermato, cambierebbe completamente lo scenario del criminine, lasciando ipotizzare movente e circostanze diversi per il delitto. Secondo la Procura, Sabrina avrebbe ucciso Sarah stringendole una cintura al collo, cintura che, però, non è stata ancora trovata. Eppure Michele Misseri, in preda al senso di colpa, aveva fatto ritrovare prima il cellulare della ragazza e poi il suo stesso cadavere, indicando, con minuzia di particolari, anche il luogo in cui aveva provveduto a bruciare lo zainetto. Ma della cintura non parla. Che non abbia assistito al delitto? Che la figlia Sabrina non gli abbia raccontato come si sono svolti i fatti, intimandogli soltanto di fare sparire il cadavere? Può darsi, com’è anche possibile, però, che abbia nascosto volutamente l’arma del delitto per occultare le prove della colpevolezza di sua figlia. Non ci è dato saperlo. Il movente, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe la gelosia: per quanto possa trattarsi di un omicidio premeditato da tempo, ipotesi che pure gli investigatori sostengono, sembra un po’ improbabile che Sabrina, durante un alterco improvviso con la piccola Sarah, accecata dall’ira, abbia scelto come arma per ucciderla proprio una cintura, con il rischio, tra l’altro, che la ragazzina potesse riuscire a sottrarsi alla stretta e corresse a denunciare l’accaduto. Ma, secondo i magistrati, a quel punto sarebbe intervenuta Cosima a dare man forte alla figlia ed aiutarla a “concludere” la faccenda. L’ipotesi è certamente suggestiva, ma, nonostante la singolarità dei personaggi, fa ritenere che manchi ancora qualche tassello.

Cambia lo scenario del crimine – E il tassello mancante potrebbe essere costituito proprio da queste ipotetiche foto, qualora venisse confermata la loro esistenza: in quel caso, le ipotesi potrebbero diventare diverse e molteplici. La ragazzina potrebbe essere stata aggredita da qualcuno che voleva abusare di lei, che l’ha immobilizzata, tenedole ben stretti i polsi, per evitare che si dimenasse, e che, infine, spaventato, per zittirla, l’ha strangolata con la cintura dei pantaloni, slacciata e, quindi, facile da sfilare. Anche la posizione di Michele Misseri, a questo punto, potrebbe essere soggetta a delle variazioni sul tema: potrebbe essere realmente lui l’aggressore e l’assassino di Sarah, come da mesi continua a sostenere, oppure, potrebbe essere intervenuto, come sostengono gli inquirenti, solo nella fase di soppressione del cadavere, per aiutare l’aggressore, che conosceva e che poteva avergli intimato di non riferire quanto accaduto, pena, la vita della sua adorata figlia Sabrina. Michele denuncia Sabrina per proteggerla, allontanandola da eventuali ritorsioni. Il ruolo di Cosima e Sabrina diventerebbe marginale: non più assassine, ma spettatrici impotenti, tant’è che Sabrina, intercettata mentre parla con la madre, dice “Sarah se l’è portata lui”, forse riferendosi al fatto che il padre è andato ad occultarne il cadavere.

 

Dubbi sul ruolo di Sabrina – Diversamente, si potrebbe ipotizzare che sia stata Sabrina a stringere i polsi di Sarah nel tentativo di bloccarla. Ma “bloccarla” dal fare cosa? E’ possibile che Sarah si dimenasse per sfuggire alla cugina e che Sabrina le abbia bloccato i polsi per fermarla. Poi Sarah sarebbe riuscita a liberarsi lo stesso e Sabrina avrebbe afferrato una cinta e gliel’avrebbe stretta al collo. La ricostruzione, però, appare surreale, tanto più perché la differenza di peso e, quindi, di forza, tra le due ragazze è evidente a tutti, quindi, Sarah difficilmente sarebbe riuscita a divincolarsi dalla stretta della cugina. Inoltre, ciò che solleva ancora qualche dubbio, è la situazione in cui Sabrina avrebbe deciso di uccidere Sarah: se è vero che l’omicidio era dettato da motivi di rancore e, pertanto, era premeditato, non si capisce il motivo per il quale Sabrina Misseri avesse deciso di uccidere la cugina proprio il giorno in cui avevano stabilito di andare al mare insieme all’amica Mariangela, circostanza, peraltro, nota a tutti. Tra l’altro, anche ipotizzando che Sarah fosse arrivata alla villetta di via Deledda qualche minuto prima dell’orario stabilito dalle tre amiche, Sabrina sapeva che, per commettere l’omicidio, avrebbe avuto solo una manciata di minuti: per come era stato preordinato il delitto, però, non poteva avere la certezza che il suo intento sarebbe andato a buon fine: Sarah sarebbe potuta scappare e di lì a poco sarebbe arrivata Mariangela. L’amica avrebbe potuto assistere involontariamente alla scena o soltanto udire le urla della ragazzina.

Insomma, a volerla dire tutta, sono tante le cose che ancora non convincono in questo giallo, al di là dell’evidente mancanza di elementi certi nei confronti delle due sospettate. La sensazione è che le indagini, lungi dall’essere ad una svolta, siano piuttosto a un punto fermo e che, come tutti i grandi delitti della cronaca italiana, alla fine, per stanchezza o per proteggere qualcuno, l’assassino verrà “inventato” dai mass media. Nessuna prova, caso chiuso.

Francesca Theodosiu