Giallo sulla lettera per l’Ue: Tremonti non l’ha firmata

Niente firma per Tremonti – Sembra quasi un giallo quello che vede coinvolti la lettera inviata ai leader del Consiglio Europeo, e il nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il ministro infatti non ha firmato la lettera sull’impegno del governo per fronteggiare la crisi economica, rimanendo ai margini della trattativa. “Fate voi. Non riusciremo a mantenere tutti questi impegni e poi quello che conta, più che il giudizio di Bruxelles, sarà la reazione dei mercati” – queste sembrerebbero essere state, secondo fonti parlamentari, le parole con le quali il ministro Tremonti si è riferito ai suoi colleghi. Secondo alcuni suoi stretti collaboratori, il ministro ha volutamente fatto un passo indietro, tenendosi a distanza dalle promesse espresse all’interno della missiva per l’Ue perché che se tutto dovesse precipitare potrebbe essere lui il successore del Cavaliere per un governo di transizione.

Ministro dell’Economia in un ruolo secondario – Alcuni suoi insigni colleghi invece, affermano che Tremonti in realtà non abbia partecipato alla stesura della lettera perché non ha sopportato di avere un ruolo secondario, in quanto ad avere il ruolo principale nella redazione della missiva per il Consiglio Europeo, sono stati il ministro Romano e il ministro Brunetta, con la supervisione di Gianni Letta. “Si è messo alla finestra quando ha capito che non era lui a dirigere le danze. E infatti questa volta non è stato lui a definire la griglia di proposte che ci consente di superare l’esame in Europa”. Tremonti infatti martedì sera, quando si è recato a Palazzo Grazioli, aveva solo visto una bozza della lettera che era già stata scritta prima del suo arrivo, e non ha mai visto la versione finale. Ne ha solo preso atto.

I berlusconiani contrari a Tremonti – I berlusconiani non temono questo comportamento distaccato da parte del ministro dell’Economia, difeso comunque ancora a spada tratta da Umberto Bossi. I seguaci del Cavaliere non hanno paura delle sue dimissioni anche perché, spiegano “ora Tremonti non può più ergersi a unico interlocutore in Europa in quanto il Cavaliere si è ripreso il ruolo che gli spetta perché la lettera porta la sua firma e non quella del ministro dell’Economia”. Ora però staremo a vedere come la maggioranza riuscirà a trasformare le promesse fatte ieri da Berlusconi ai membri del Consiglio Europeo, in vere e proprie riforme per far risollevare l’Italia dalla crisi economica in cui è affondata. Sarà difficile portare avanti i provvedimenti nelle aule del Parlamento dove l’odore di elezioni anticipate nel 2012 sta nuovamente mettendo in moto sottese alleanze e rimpasti.

Maria Rosa Tamborrino