Romena stuprata davanti al compagno, caccia agli aggressori

Ancora un episodio di violenza e di nuovo una donna nel mirino degli aggressori. Una romena di 20 anni è stata stuprata ieri sera a Vittoria, in provincia di Ragusa, mentre si trovava insieme al fidanzato.

Stuprata davanti al compagno – I due fidanzati erano in un casolare in contrada Sughero Torto quando, all’interno dello stesso, hanno fatto irruzione due uomini, con il volto coperto da un passamontagna ed armati di fucile da caccia e di pistola. Quella che, inizialmente, era apparsa ai due ignari ragazzi una rapina, si è rivelata, invece, una violenza sessuale ai danni della ventenne romena. Dopo aver immobilizzato il fidanzato ed averlo colpito ripetutamente con il calcio del fucile, i due aggressori hanno violentato la ragazza. Fuggiti dal casolare subito dopo aver compiuto lo stupro, hanno sparato colpi di fucile in aria e si sono dileguati nelle campagne. I due giovani, ancora sotto shock, hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine e sono stati, poi, trasportati presso l’ospedale di Vittoria, dove sono entrambi, attualmente, ricoverati. Benché le indagini da parte del Commissariato di Vittoria e della Squadra Mobile di Ragusa siano partite poco dopo l’accaduto, le ricerche sono rese più difficili dal fatto che lo stupro è avvenuto in una zona di aperta campagna, nella fascia trasformata dove si trovano le serre e lavorano molti immigrati, in cui non sono presenti altre abitazioni, pertanto, nessun testimone sarebbe in grado di fornire elementi utili alle ricerche.

Pene poco severe? – Alla luce di questo ennesimo episodio e tenendo conto delle campagne di informazione e delle battaglie contro gli abusi che, quotidianamente, vengono portate avanti dalle varie associazioni in difesa delle donne, l’unica spiegazione al costante aumento del fenomeno, non può che rinvenirsi nell’assenza, in Italia, di leggi abbastanza severe, tali da disincentivare la commissione di questo tipo di reati. Nel nostro ordinamento, il reato di violenza sessuale è disciplinato dall’art. 609 bis del Codice Penale che prevede la reclusione dai 5 ai 10 anni, dai 6 ai 12 in presenza di precise aggravanti. Una pena fin troppo esigua, se si considerano i vari benefici concessi, poi, in sede di condanna. E ancora di più, se si tiene conto che, chi compie un reato di violenza sessuale, non solo si arroga un diritto sull’intimità della persona, ma lede la sua dignità e sensibilità, oltre a causarle traumi a livello psichico. Il trauma da stupro, infatti, rompe l’equilibrio che la persona ha con l’ambiente esterno; lo stupratore, dunque, sottrae alla sua vittima parte della propria vita. Un ‘omicidio dell’anima’, per il quale, purtroppo, nessuna pena sarà mai adeguata.

Francesca Theodosiu