I costi della politica: 350 euro su ogni famiglia italiana

I costi della politica – La politica in Italia presenta un conto salato ai suoi cittadini. A mostrarceli ci ha pensato un’attenta analisi fatta da Confcommercio Imprese, grazie anche al direttore dell’ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, che rivela quanto costano gli organi elettivi sia alle famiglie che ai singoli individui. Le cifre sono di tutto rispetto e non andrebbero sottovalutate: nel complesso i costi monetari misurabili della rappresentanza politica calcolati per l’anno 2009, superano i 9,1 miliardi di euro e quindi, considerando i quasi 25 milioni di famiglie e gli oltre 60 milioni di abitanti, i costi della rappresentanza politica valgono circa 367 euro per nucleo familiare, pari a 152 euro a testa. Praticamente, stando così le cose, immaginando una vita media di 80 anni per ogni individuo, ogni cittadino italiano al momento della nascita, oltre al peccato originale di Adamo ed Eva, si porta dietro anche un debito vitale per costi della rappresentanza pari a poco più di 12 mila euro (solo che questo debito non può essere cancellato con nessun battesimo). Nei costi rilevati dallo studio di Confcommercio non vengono considerati, tra l’altro, i costi della Presidenza del Consiglio dei Ministri né degli organi costituzionali diversi da quelli direttamente elettivi, né delle giunte di Regioni ed Enti locali. Inoltre, non vengono inserite nei costi della politica, la spesa delle pubbliche amministrazioni per trattamenti di quiescenza. Quindi, a conti fatti, la quota che ogni individuo annualmente paga per mantenere la politica italiana aumenta a dismisura.

I consigli di Mariano Bella – “I costi documentati sono solo la punta dell’ iceberg. Proprio così. Perché la politica è una giungla complessa da districare. Non è solo questione di auto blu e stipendi super. Pensate che la Uil, che ha condotto uno studio analogo, ha concluso che ogni anno la politica viene a costare addirittura 23 miliardi di euro, se si considerano pure le pensioni, i vitalizi, le risorse utilizzate per il funzionamento di Palazzo Chigi, dei ministeri, della Corte costituzionale, del Cnel, della Corte dei Conti…”. Questo il commento dopo l’attenta analisi di Mariano Bella. “Io ho sempre sostenuto che per far ripartire i consumi bisogna smettere di aumentare le tasse – continua il direttore dell’ufficio Studi -. Così vi dico che dalla nostra ricerca sarebbe possibile anche ricavare delle buone ricette per l’ economia. Ne dico una: applicando ai circa 154 mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali elettivi nazionali e locali l’ ipotesi, più volte ventilata, della riduzione di poco più di un terzo, il 36,5 per cento, si avrebbe un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all’ anno, considerando inclusi nel taglio non solo i politici ma anche il personale dei relativi palazzi. Volendo, invece, preservare il posto di lavoro ai dipendenti, il risparmio sarebbe di 1,8 miliardi, che rispetto ai 9 spesi ogni anno rappresentano comunque un bel gruzzolo. Ebbene – conclude Bella – questi soldi permetterebbero, volendo, una riduzione permanente dell’ aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti: non più il 23 per cento di prelievo sui redditi, ma il 22,2 o al massimo il 22,6. Oppure, in alternativa, questo tesoretto, definiamolo così, tra 1,8 e 3,3 miliardi di euro risparmiati, potrebbe essere impiegato per sostenere quel milione e passa di famiglie italiane che vivono in condizioni di povertà assoluta, garantendo a ciascun nucleo un assegno annuo compreso tra i 2 mila e i 2 mila e 900 euro. In entrambi i casi, riduzione dell’ Irpef o aiuto alle famiglie, si tratterebbe della più grande ed efficace operazione di redistribuzione mai effettuata nel nostro Paese”.

Maria Rosa Tamborrino