La tragica vendetta di un padre

Vendetta tragica. Aveva smesso di vivere. A confermare lo stato psicologico fortemente compromesso del padre di Francesca Manca, 29enne morta per overdose poche settimane fa, sono stati i suoi legali. L’uomo, messo in stato di fermo dai carabinieri di Desenzano, il mese prima aveva visto sua figlia perdere la vita a causa della cocaina. Secondo quanto ha dichiarato lui stesso, sapeva benissimo dove andava a rifornirsi,  in un campo rom di Calcinatello, in provincia di Brescia, a pochi chilometri dal lago di Garda. L’uomo era un cacciatore e deteneva regolarmente 10 fucili.  Secondo la ricostruzione fatta dai militari, il 26 ottobre scorso ne ha imbracciato uno, è entrato nel campo nomadi e ha fatto fuoco su una baracca da più di 10 metri di distanza. Forse voleva uccidere il pusher individuato come responsabile della morte di Francesca. I proiettili hanno però raggiunto Ionut Iamantida, un 18enne che, secondo gli inquirenti, non aveva nulla a che fare con lo spaccio. Per il giovane, subito soccorso, non c’è stato nulla da fare.

Gesto disperato. “Non ce l’avevo con nessuno in particolare – avrebbe detto Luciano Manca una volta portato in caserma – il responsabile è tutto quel campo. Quelli devono smettere di spacciare”.  Secondo i legali l’uomo, ora accusato di omicidio, “voleva solo intimidire” e si è detto “dispiaciuto per come sono andate le cose”.  L’operaio 50enne, una volta scoperto che la figlia si drogava, era entrato in un vero e proprio tunnel. Aveva iniziato a curarsi con alcuni psicofarmaci, spesso però non riusciva nemmeno ad andare la lavoro. La morte della figlia avrebbe ulteriormente compromesso la sua razionalità, condizione dalla quale sarebbe scaturito il gesto estremo. Francesca Manca fu trovata senza vita nella sua auto il 21 settembre scorso. Il padre, in carcere,  avrebbe confermato la ricostruzione dei militari davanti al pm Leonardo Lesti.

A.S.