Noomi Rapace, interessata più alla guerra che alla pace

Noomi Rapace in Babycall – Noomi Rapace, l’attrice svedese diventata famosa per aver dato un volto a Lisbeth Salander, la protagonista della saga Millennium, era a Roma per presentare il suo ultimo film, “Babycall“, in concorso al festival. L’attrice è nota per il suo ritratto di una donna eccezionalmente forte, che è riuscita a conquistare il pubblico con il suo grande coraggio. Questa volta, in Babycall, Noomi è stata chiamata ad interpretare Anna, una madre tormentata che è disposta a tutto pur di proteggere il suo bambino dall’ex-marito, sospettato di aver abusato del figlio. Il film è un thriller dalle tinte horror: ancora una volta Noomi si affida a ruoli drammatici e complessi. Come lei stessa ha dichiarato, infatti, non le interessano le commedie, non vuole essere simpatica e fare ridere. ” Non so bene perché, ma il mio cuore è sempre interessato più alla guerra che alla pace,” ha detto la stessa attrice.

Il commento dell’attrice – Interpretare questo ruolo non è stato facile per lei. Ha dovuto smettere di andare in palestra e il suo fisico ne ha risentito. “Ho cominciato ad avere dolori alle spalle, alla schiena, e non c’era massaggio che me li facesse passare,” ma tutto sembra essere sparito una volta concluse le riprese. Per avvicinarsi al ruolo di Anna, Noomi ha usato la maternità. “Ho un figlio, so quanto sia complicata la maternità: lei ama il suo bambino, ma è molto combattuta, è in balia di sentimenti contrastanti. Per me la maternità è un’esperienza molto personale, e l’ho usata per eliminare la distanza tra me e lei.” Oltre a questo film, la Rapace è stata occupata anche a recitare in un’altra pellicola, molto diversa da Babycall. Ha infatti preso parte al suo primo progetto hollywoodiano, il nuovo Sherlock Holmes, in cui interpreta una zingara. A questo proposito, l’attrice ha dichiarato: “Pensavo che recitare in un blockbuster fosse molto diverso dalle mie precedenti esperienze di cinema indipendente, e invece ho scoperto che non è così, mi è stata data una grande libertà, l’unica cosa diversa è che, quando fai un film così, hai intorno molta più gente che si occupa di te.”

S. B.