Ballarò: tra letterine e crolli finanziari, 24 ore affossano ogni speranza

Ballarò: tra letterine e crolli finanziari – Nei giorni più neri dell’Italia, per Berlusconi una storiella pulisce il cervello dal pessimismo, dai pensieri grigi e negativi“. Queste le parole con cui il Premier, durante il suo comizio a Gli Stati Generali con l’Estero, ha dimostrato per l’ennesima volta di aver perso colpi, ormai. Al suo fianco c’è quell’Italia indifendibile che si lascia comodamente trasportare nel vortice della crisi, pur di non perdere il suo affezionato posto. In coda ma non per demerito, trascinata con la forza, l’Italia dei lavoratori, dei pensionati, degli indignados e dei giovani senza futuro, che non si arrendono a perire in silenzio e lottano per riconquistare i propri diritti. Questo lo scenario su cui ieri a Ballarò si è parlato di spread, di BTp, di collasso finanziario, degli impegni presi solo a parole e, in generale, di quel male tutto italiano portato in grembo da un’Europa altrettanto malata, che grava sempre più su una sola parte del Paese.

Tra banchieri e piazze – La crisi si sta concentrando su quel che rimane dellItalia, la gente ha abbondantemente varcato la soglia della povertà e nel frattempo Berlusconi ostenta sicurezza. La piazza? Che sia quella rossa della Spi Cgil o quella azzurra Uil Pa, non gli  incute timore. E mentre l’Europa perde la pazienza, in studio Luigi Abete, rappresentante del mondo bancario (un’altra bella ‘casta’), si è infervorato per la devastante giornata borsistica: “C’è un problema italiano e non bisogna sottovalutarlo“.

Parola a sindacati e politica – La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha puntato il dito contro le diseguaglianze: “Non è vero che non si è fatto niente, è solo che tutte le cose fatte hanno pesato su una sola parte del Paese lasciando indenne l’altra“. Di fronte ad un Paese spaventato, per il Governo è scesa in campo la Bernini (ministro per le politiche europee): “La lettera è soltanto l’inizio di un percorso“, e poco dopo ha aggiunto: “Abbiamo gestito l’emergenza a partire dall’estate 2011“. Peccato che la crisi si sia fatta sentire già nel 2008.

Al di là delle polemiche – Hanno mantenuto una posizione più ‘anonima’, sia Rutelli che Di Pietro, entrambi dell’idea che occorra “staccare la spina a questo Governo” in quanto ormai “non ha più nulla da dare“. Al di là delle polemiche e delle scintille tra Bernini, Abete e Lupi, si sono susseguiti i consueti “cartelli” e i servizi sull’impopolarità del Premier all’estero. Nulla di nuovo: come sempre ognuno porta l’acqua al proprio mulino e nessuno si preoccupa degli italiani.

Corinna Trione