Vendola chiude al governo tecnico

La crisi montante ha spinto la gran parte dei protagonisti politici e sociali del Paese a invocare un governo tecnico (o “di salute nazionale” o “di responsabilità”) per scongiurare il peggio. A pensarla diversamente è però il leader di Sel, Nichi Vendola, che in un’intervista all’Unità ha detto: “La risposta emergenziale non va bene perché è in continuità con le politiche che hanno generato la crisi”.

Il no di Vendola – “L’idea del governo tecnico, di una risposta emergenziale, non risolve il problema: siamo di fronte ad una crisi lunga, strutturale, direi di modello“. A spiegarlo oggi ai lettori dell’Unità è stato il governatore della Puglia, Nichi Vendola, preoccupato – come tutti – degli andamenti “ballerini” dei mercati, ma smanioso di individuare una soluzione alternativa a quella celebrata in  maniera trasversale negli ultimi giorni. “Quelle che vengono apparecchiate come proposte tecniche – ha proseguito nel suo ragionamento il numero uno di Sel – sono in assoluta continuità con le politiche economico-sociali che hanno generato la crisi. Il governo di emergenza è una strada strategicamente sbagliata e politicamente poco fondata negli attuali rapporti di forza parlamentari”.

Coesione sociale a rischio – E ancora: “Se per rispondere all’attacco speculativo si chiude a tenaglia la stretta sul welfare – ha aggiunto il governatore della Puglia – se si prosegue con la retorica dell‘austerità, se non si mette in piedi un’idea di politica industriale e di crescita, noi continueremo a produrre tagli su tagli senza effetti virtuosi sul debito pubblico. Il Paese, nel frattempo, salta – ha tagliato corto Vendola – e rischia di saltare la coesione sociale, cioè l’architrave del patto che tiene insieme gli italiani”.

Ripartire dalla patrimoniale – Possibilista, infine, sulla proposta avanzata qualche giorno fa da Antonio Di Pietro di vergare una contro-lettera d’intenti all’indirizzo dell’Ue: “La nostra lettera, se ci sarà – ha spiegato il governatore pugliese – dovrà contenere il capovolgimento dell’impianto di Berlusconi. Non si può non partire da una geografia sociale così segnata da elementi pesantissimi di iniquità. Dobbiamo partire da una patrimoniale pesante – ha concluso Vendola – e da una significativa redistribuzione della ricchezza

Maria Saporito