Servizio Pubblico: 100 mila persone hanno riacceso Santoro. Ora possono farlo con chiuque

Servizio Pubblico: 100 mila persone – Ieri sera 100 mila persone hanno “acceso la luce”, hanno creduto nella reale possibilità di scegliere, di cambiare, di lottare e di dar voce alla parte buona dell’Italia che ancora c’è, resiste e lotta per ricostruire un futuro migliore, un Paese migliore. Ieri sera 100 mila persone hanno riacceso Santoro creando Servizio Pubblico: la voce della rivoluzione. “Ora loro possono accendere tutto quello che vogliono: Celentano, Luttazzi, la Dandini e la Rai”. Così ha esordito il giornalista considerato ormai un ‘guru’ della (non) televisione italiana: lui, che condivide le parole di Monicelli quando dice che “bisogna fare la rivoluzione”; lui. che cerca solo di essere quello che è senza vincoli e senza padroni; lui, che ha visto la cancellazione inesorabile di Annzozero, adesso è tornato, aprendo un nuovo capitolo della televisione italiana, segnando un punto di non ritorno nella storia dell’informazione e della comunicazione.

In studio – Countdown, un paio di riff di Vasco e poi eccolo: parte col suo monologo, Michele Santoro, rinnegando gli appellativi di ‘guru’ e di ‘martire’ che in molti gli hanno attribuito, ricorda, saluta e ringrazia Biagi, Montanelli e Monicelli. Intorno a sé ha uno studio scarno, ma in senso positivo: non ci sono poltrone per gli ospiti, ma semplici sedie di legno, e non ci sono neanche 10 megaschermi perché ne basta uno solo. Al suo fianco (per modo di dire), immancabile Marco Travaglio che, in mezzo ad un pubblico tutto giovane, parte con la sua prima “balla della settimana”: Ingroia che si sente “un partigiano della Costituzione”, imparziale e indipendente. Dopodiché tocca a Vauro: a lui che veste i panni di Padre Indignato, gli girano i “cordoni” perché “quelli stanno sempre lì e non si muovono mai”, e si vede costretto ad invocare la Santa Indignazione. Parla dall’alto di una grezza struttura, Vauro: una sorta di impalcatura illuminata di blu che ricorda quella di Tutti in piedi! da cui arrivavano gli interventi degli indignados.

Temi e ospiti“Cave canem” (attento al cane), si legge sul grande schermo. Si alternano a parlare Della Valle, De Magistris e il “complottatore”  Meli. Partono le ricostruzioni di intercettazioni tra Lavitola e Letta, poi con la Brambilla. La preoccupante videosequenza sul progetto di “rivoluzione” di Scilipoti. E poi la testimonianza di Aldo Di Biagio sulle “avances” degli ex colleghi del Pdl. E fioccano i migliori nomi: Scajola, Anemone, ancora Lavitola, Pepe, Verdini e ovviamente Berlusconi. Punto fermo: “Ci vuole una rivoluzione, pacifica, ma che dia un segnale forte”. La parola anche ai “draghi ribelli”, rappresentati da Maria Pia Pizzolanti: le tante cose da dire si dicono in fretta, ma risuonano le parole “vogliamo ricostruire questo Paese meglio di come ce l’hanno lasciato”. Le “storie di ordinaria follia” sono numerose, le interviste pure. Il sipario cala alle 00.20: ci vediamo giovedì prossimo.