Striscia di Gaza, attesa per l’arrivo della ‘mini flotilla’. Come reagirà Israele?

“A meno di 100 miglia (circa 160 chilometri, ndr) da Gaza”.
Con questo messaggio pubblicato su Twitter poche ore fa, un membro dell’equipaggio della Tarhir, una delle due navi salpate mercoledì dalla Turchia e dirette nella Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari, ha informato il prossimo ingresso nelle acque territoriali controllate da Israele.
La missione umanitaria, mal vista dal governo di Tel Aviv, ha creato molto attesa attorno a sé per via dei precedenti: era il maggio 2010, quando la Marina israeliana assaltò una delle navi che erano partite da Ankara con l’obiettivo di portare rifornimenti agli abitanti di Gaza, costretti in una prigione a cielo aperto a causa degli embarghi e delle restrizioni delle libertà imposte da Israele. In quell’occasione morirono nove attivisti turchi. Le polemiche che ne seguirono furono placate con la motivazione secondo cui a bordo della nave non vi erano soltanto beni di prima necessità.

La missione – A navigare verso Gaza vi sono due imbarcazioni, l’irlandese Saoirse e la canadese Tahrir, con a bordo, in totale, una trentina di attivisti e aiuti per un ammontare di trentamila euro.
Tanta attesa vi è attorno alle azioni che Israele intraprenderà come risposta: stando a quanto comunicato da uno degli organizzatori della missione, gli equipaggi sono stati istruiti affinché non oppongano resistenza nel caso di un eventuale assalto da parte delle forze israeliane.
Proprio ieri, un portavoce delle forze militari di Tel Aviv aveva dichiarato che Israele “è pronto a intervenire per impedire alla mini-flottiglia di raggiungere la Striscia di Gaza“.
C’è chi li considera aiuti umanitari e chi pensa a una violazione di una decisione presa da uno stato sovrano. Solo che, sostenere che Gaza sia tutelata dall’impegno israeliano, si fa fatica soltanto a pensarlo.

Nella foto: una vignetta di Latuff del 2008.

Simone Olivelli