Alluvione di Genova: rinviata per 40 anni la messa in sicurezza del fiume

Madre stuprata. Disastri ambientali, esondazioni, alluvioni. La cronaca degli ultimi giorni ci restituisce l’immagine di un’Italia devastata dalla furia della natura. Ma sarà proprio così? La responsabilità delle esondazioni di cui è stata protagonista la Liguria ultimamente è di questa natura matrigna? Ed è questa madre crudele o noi, i suoi figli, ad averla rinnegata per violentarla, distruggerla, trasformarla? Esperti come Mario Tozzi  spiegano che il cambiamento climatico c’è, è in atto; non si tratta di un’allucinazione di ambientalisti apocalittici e l’attività dissenata dell’uomo sul territorio ha una responsabilità in tutto questo. Se così non fosse, protocolli come quello di Kyoto,  che mirano al raggiungimento di accordi tra i vari Paesi del mondo al fine di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinananti, non avrebbero ragion d’essere.

Padre capitale. L’economia però, detta altre leggi: produrre, costruire, consumare, pur continuando ad inquinare e a demolire  il nostro fragile equilibrio ecosistemico. Un esempio viene sempre dalla Liguria dove «La Regione ha ridotto il limite previsto per le nuove costruzioni lungo i fiumi. Erano dieci metri, adesso sono tre. Si rischiano nuovi disastri» lo denunciano Manuela Cappello, consigliere comunale (Gruppo Misto) e il WWF. Con il benestare delle autorità si continua a costruire a ridosso del fiume, un fiume il Bisagno che, con le piogge torrenziali di questi giorni, è arrivato a uccidere.

Opere incompiute. I fatti di Genova inoltre, ci raccontano molto di più circa le nostre responsabilità. Da  decenni nel capoluogo ligure si parla della necessità di realizzare un canale “scolmatore” per mettere in sicurezza il fiume Bisagno. Si tratta di un allacciamento fluviale che, laddove fosse necessario, raccoglierebbe 450 metri cubi d’acqua del fiume deviandoli altrove evitando così, delle esondazioni. I lavori furono avviati negli anni Settanta, quando Genova fu colpita da un’altra, devastante alluvione, e poi, secondo il “buon costume” italiano, lasciati a metà, con un seguito di inchieste giudiziarie che coinvolsero la miriade di enti coinvolti nella costruzione. I lavori poi, sono stati ripresi nel 1998, ma mancano i fondi per essere portati a termine. Molto strano considerando il fatto che per il Ponte sullo Stretto, tanto voluto da Berlusconi, sono previsti 10 miliardi. Qual è il risultato di tutto ciò? Tanti morti (più di trenta dal 1970 a oggi) e soldi scivolati in avide mani.

Giovanna Fraccalvieri