Berlusconi: Non mi dimetto, ho ancora una maggioranza

Berlusconi: “Ho i numeri per governare” – Il premier non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro nonostante la maggioranza sempre più risicata. Calderoli: “No a maggioranza allargata”.

La sfida del premier – Nonostante gli ultimi avvenimenti che hanno scosso il Pdl, con due deputati passati all’Udc, altri non sicuri di votare la fiducia al governo, i frondisti firmatari della lettera inviata al premier, Berlusconi non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Per ora non importano i numeri confermati anche da Letta e Verdini, che parlerebbero di una maggioranza che non c’è più, il premier lancia la sfida: “Deludo i nostalgici della prima Repubblica, non me ne vado. Continuo la battaglia“.
L’appello agli scontenti: “Non posso lasciarli andare via senza averli incontrati tutti, ad uno ad uno e non per questa cosa orrenda che descrivo del calciomercato, ma per rimotivarli, se necessario, anche con incarichi meritati. Leggo che Cirino Pomicino sta facendo lui una sua campagna per catturare deputati frastornati e girano pettegolezzi molto gravi che non voglio neanche riferire. E’ strano che quando siamo noi a lavorare per trattenere qualcuno o portarlo con noi, usano soltanto termini torbidi, offensivi come compravendite o mercato delle vacche, ma quando sono altri che cercano di portarli via a noi, allora tutto è elegante”.

Il primo test martedì – Martedì potrebbe essere un giorno decisivo, si voterà, infatti, il rendiconto generale dello Stato, e sarà quello il primo banco di prova per la maggioranza.
Se il governo non avesse più una maggioranza è possibile che il Capo dello Stato sciolga subito le Camere.
Il problema delle dimissioni non si pone ma possono esserci riflessioni nei prossimi giorni sulla condotta politica da scegliere per favorire il più vasto concorso possibile di forze politiche e sociali“, ha ricordato Angelino Alfano.

Formigoni: “Sarebbe saggio dimettersi ora” – Intanto Roberto Formigoni ha espresso il suo parere positivo all’allargamento della maggioranza: “Berlusconi potrebbe anche rinunciare al ruolo di presidente del Consiglio per il bene del Paese, benchè per la Costituzione non sarebbe tenuto a questa mossa“.
Calderoli invece riporta il parere del Carroccio, si il governo cade si vota subito: “Governi tecnici, di coesione, di tregua, di unità nazionale o come diavolo li si voglia chiamare, o peggio ancora maggioranze allargate sarebbero un colpo di stato e i colpi di stato si combattono con la rivoluzione. In un sistema bipolare se cade un governo la parola deve tornare al popolo oppure il popolo da solo se riprende la parola e riafferma la democrazia. Se il governo Berlusconi ha i numeri per andare avanti e realizzare o completare le riforme bene, diversamente non resta che il voto“.

Matteo Oliviero