Cgia: Italia 2020, un Paese senza mestieri. A rischio 385mila posti di lavoro

Per chi vive in città trovare un falegname tra dieci anni sarà come cercare un ago in un pagliaio. Ma soprattutto ristrutturare casa diventerà una corsa a ostacoli, visto il numero sempre più decrescente che ci sarà di piastrellisti, stuccatori e, addirittura, elettricisti. Manovali e carpentieri, ponteggiatori e addetti alle pulizie saranno sempre più merce rara. Per rifare la facciata del palazzo bisognerà per forza di cose affidarsi alla manodopera immigrata che almeno mitiga questa fuga dai mestieri. Colf e badanti per i più anziani avranno maggiore potere contrattuale visto che la domanda, dato l’invecchiamento della popolazione, crescerà esponenzialmente e l’offerta, se non compensata da una massiccia immigrazione, comincerà a latitare. È lo scenario dell’Italia nel 2020 disegnato dalla Cgia di Mestre nell’ultimo rapporto.

Il Rapporto. Per la Cgia nell’Italia del 2020 c’è il rischio di un mancato ricambio per oltre 385mila posti di lavoro, una città di piccole-medie dimensioni a rischio estinzione per la scomparsa, soprattutto, di quei saperi e quelle competenze manuali tradizionalmente trasmesse per via ereditari. A guidare questo rapide dilapidarsi di competenze sono soprattutto i mestieri manuali dell’artigianato, in un Paese che proprio sul tessile e sul manifatturiero ha costruito la sua crescita economica. Per Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione mestrina, il problema è culturale: “Bisogna rivalutare il lavoro manuale e le attività imprenditoriali che offrono queste opportunità. Per molti genitori far intraprendere un mestiere al proprio figlio in un’azienda artigiana è l’ultimo dei pensieri. Si arriva a questa decisione solo se il giovane è reduce da un fallimento scolastico”.

M.N.