Enzo Biagi: nel nome di Dio e dell’Italia, grazie

Il sei novembre è un giorno all’interno del quale è possibile ricordare due eminenti figure dei secoli passati. Il primo è un poeta rivoluzionario, ed il secondo è un giornalista coraggioso, uno dei più amati di cui ci si ricordi. Cosa li accomuna? Sicuramente il fatto che se ne andarono nello stesso giorno, ma a centovent’anni di distanza. Si tratta di Eugène Pottier, l’autore del testo originale del celebre inno comunista “L’Internazionale” e di Enzo Biagi.

Enzo Biagi – Quattro anni fa moriva Enzo Biagi, difensore rampante e lucido di quella libertà di stampa dietro la quale spesso si è costretti a coprirsi anche quando si ha semplicemente voglia di esprimere la realtà dei fatti. Viene da sorridere se si pensa che meno di dieci anni fa quell’uomo canuto veniva accusato dall’allora Presidente del Consiglio, assieme a Daniele Luttazzi ed a Michele Santoro, di fare un uso criminoso della televisione pubblica. Era il duemiladue, e fu allora che iniziò il calvario di un giornalista onesto, successivamente cacciato dal palinsesto televisivo della rete che ospitava “Il Fatto”. La dichiarazione di cui sopra è stata, allora, battezzata “Editto Bulgaro”, ed è rimasta, per ovvi motivi, nella storia del Bel Paese.

Il senso di rispetto che ho verso me stesso – La sera del giorno in cui venne proferito il celebre Editto Bulgaro, Enzo Biagi andò in onda. Era il diciotto aprile del duemiladue.  “Signor Presidente, dia disposizioni di procedere, perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri.”, disse placidamente il giornalista. È facile immaginare, e difficile dimenticare, il calvario che un uomo libero, che per forza di cose era anche un giornalista coraggioso, fu costretto a precorrere a partire da quel giorno. Se nove anni fa circa fu Enzo Biagi a trovarsi nelle condizioni di chi deve decidere di autoeliminarsi poiché “personaggio scomodo”, oggi è il Presidente del Consiglio l’uomo al quale è stato altisonantemente consigliato di seguire l’esempio di quell’individuo che se ne andava quattro anni fa. “In the name of God and Italy, go!”: questa è la richiesta che ieri un editoriale del Financial Times ha rivolto a Silvio Berlusconi. Più che espliciti, questi inglesi. Non per calcare la mano, ma c’è da scommettere che il buon Biagi avrebbe placidamente sorriso di questo consiglio tutt’altro che velato rivolto dal celebre giornale al Premier Italiano. Probabilmente avrebbe sorriso anche il vecchio Pottier; ecco trovato un altro punto comune fra i due: un sorriso immaginato a distanza di quatto e centoventiquattro anni dal giorno della loro morte.

Martina Cesaretti