Giallo di Garlasco: Alberto Stasi di nuovo alla sbarra

A quasi due anni di distanza dalla sentenza con la quale il gup di Vigevano l’aveva assolto con formula dubitativa, Alberto Stasi, accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007, torna alla sbarra. Inizierà domani, infatti, il Processo d’Appello davanti alla seconda Corte d’Assise e già si preannuncia una battaglia: da una parte il sostituto procuratore generale Laura Barbaini e la famiglia Poggi, che chiederanno di riaprire il caso per cercare di ribaltare il verdetto del dicembre 2009; dall’altra Stasi, che in questi giorni sta studiando le ‘carte’, con i suoi difensori sperando di ottenere una seconda assoluzione.

Rito abbreviato – Saranno otto i giudici, di cui due ‘togati’, Anna Conforti e Fabio Tucci, e sei ‘popolari’, chiamati a giudicare nel procedimento con rito abbreviato che, come stabilito dal codice, si svolgerà rigorosamente a porte chiuse: in aula saranno presenti i genitori e il fratello di Chiara, assistiti dai rispettivi avvocati, e Alberto, unico imputato, che continua a proclamarsi innocente. L’accusa sarà rappresentata dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini, che, come i Poggi, chiederà la rinnovazione del dibattimento e nuovi accertamenti: tra gli elementi principali dell’impianto accusatorio, la mancanza di un alibi per Alberto nell’arco temporale che va dalle 9.12 alle 9.35 della mattina del delitto, ovvero da quando l’allarme di casa Poggi fu disinserito da Chiara, a quando il giovane, stando agli accertamenti, ha acceso il suo computer per lavorare alla sua tesi di laurea. La Procura di Vigevano nel suo ricorso ha sollecitato i nuovi giudici a valutare in modo unitario e non frammentario gli indizi «precisi e concordanti» che inchiodano Alberto, mentre pg e parte civile, convinti della colpevolezza del ragazzo, punteranno a ottenere la ripetizione di accertamenti ed analisi su alcuni punti cardine per la ricostruzione del delitto.

Nuovi accertamenti – L’accusa ha richiesto che venga simulato di nuovo il percorso che Alberto Stasi avrebbe compiuto dall’ingresso di casa Poggi fino alle scale della cantina dove avrebbe ritrovato il corpo senza vita di Chiara: ciò che non ha mai convinto, infatti, è che, nonostante la grande quantità di sangue presente nell’abitazione, non siano state rilevate tracce ematiche sotto le scarpe di Alberto. E, proprio le suole delle scarpe che indossava il giorno dell’omicidio saranno analizzate nuovamente, con l’intento di capire se potessero o meno trattenere tracce di sangue. Le richieste degli inquirenti riguarderebbero, inoltre, l’analisi del capello biondo e corto rinvenuto in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita ed il materiale rinvenuto sotto le sue unghie; il martello trovato in casa Poggi compatibile con le ferite riportate sul cranio della ragazza e la bicicletta nera da donna, notata da alcuni testimoni fuori dall’abitazione di Chiara Poggi il giorno del delitto, in possesso di Alberto Stasi, fino ad ora non ancora analizzata. Per Alberto, che durante questi due anni aveva tentato di ritornare a condurre una vita normale, si riapre l’incubo, dunque: i genitori di Chiara, invece, si dicono tranquilli: «Siamo sereni – ha detto mamma Rita – perchè questo, sebbene riapra una ferita profonda, è il percorso che dobbiamo affrontare per Chiara. Bisogna farlo per lei».

Francesca Theodosiu