Berlusconi è alla fine, ma l’Italia è commissariata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:56

Il Governo ha le ore contate. Non è ancora chiaro se Silvio Berlusconi salirà al Colle già questa sera, dopo il voto sul rendiconto dello Stato, o vorrà aspettare la sfiducia in Parlamento per rassegnare le sue dimissioni; in ogni caso quasi tutti – anche all’interno del Popolo delle Libertà – ritengono che il premier non potrà “mangiare il panettone”.
Il vero interrogativo di queste ore, dunque, non è se Berlusconi cadrà, quanto, piuttosto, chi o che cosa gli succederà. La partita è aperta: far nascere un governo di transizione sostenuto da una nuova maggioranza (dalla Lega all’UDC), rimettere il governo del Paese nelle mani di un “tecnico” (Monti?) appoggiato da PD e PDL, prepararsi a una campagna elettorale “lampo” che porti entro febbraio o marzo a nuove elezioni anticipate…
Tutte opzioni plausibili, più o meno auspicabili, che, tuttavia, “fanno i costi senza l’oste”. Un oste che, per questa fase politica, ha casa a Bruxelles e parla la lingua del neoliberismo europeo.

Futuro commissariato: la BCE detta la linea – “C’e’ stata una rotazione tra lo Stato e il mercato e dentro il mercato finanziario lo Stato e’ andato sotto, la ricchezza sopra. Prevale il mercato finanziario sulla politica. I politici di una volta avevano il potere di determinare il futuro dei loro popoli con la globalizzazione la curva delle categorie politiche e’ scesa progressivamente”.
Il ministro dell’economia Giulio Tremonti – scomparso nelle ultime convulse settimane dalla scena mediatica – ha rilasciato sabato scorso questa lapidaria dichiarazione che ben definisce le prospettiva di qualsiasi futuro governo del Paese.
Una tesi sostenuta, per altro proprio nelle stesse ore, seppur con parole diverse, anche dalla segretaria generale della CGIL Susanna Camusso. “Il Paese e’ sotto commissariamento, – ha spiegato la leader di Corso Italia – una umiliazione che l’Italia non merita”.

La lettera all’Europa non si tocca – Il riconoscimento ufficiale della subordinazione ai diktat dell’Europa di qualsiasi futuro governo politico del Paese, d’altronde, è arrivata nella giornata di ieri direttamente da Gianni Letta, le cui quotazioni nel totopremier per il dopo Berlusconi rimangono significativamente elevate.
“Nel passaggio da un governo ad un altro, non è che lo stia auspicando, gli impegni assunti non si rinnovano e non cadono, ma continuano. – ha spiegato Letta al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi – Il patto sottoscritto (con la Commissione Europea, ndr) resiste a qualsiasi evento, ammesso che eventi ce ne siano”.

La storia politica di Silvio Berlusconi sta finendo in queste ore. Il futuro di lavoratori, studenti, pensionati e famiglie su cui pende la spada di Damocle del massacro sociale disegnato del “patto” con l’Europa è ancora tutto da decifrare.

Mattia Nesti

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