Cinesi in Tibet: storia di una colonizzazione

«Un genocidio culturale». Così oggi il Dalai Lama ha definito la politica del governo cinese verso il suo popolo. Secondo il capo spirituale dei buddisti, i tibetani, religiosi e civili, scelgono sempre più spesso di darsi fuoco proprio per protestare contro le violenze che subiscono da parte  del governo di Pechino. Ma quando inizia tale violenza e come si manifesta?

L’invasione del Tibet. Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet  infrangendo apertamente la legge internazionale e avviando una violenta politica di colonizzazione del territorio e della gente tibetana cui presto si contrappose la  resistenza popolare. Nel  1959 i tibetani si rivoltarono contro la dominazione del governo cinese che stroncò l’insurrezione uccidendo più di 87.000 civili. Il Dalai Lama e circa 100.000 tibetani, fuggirono in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio. Da allora, il numero dei profughi è in costante aumento e, ad oggi,  se ne contano più di 135.000.

Colonizzazione. L’occupazione cinese del Tibet è una vera è propria colonizzazione che, sin dall’inizio, ha mirato a distruggere la cultura e il popolo tibetano per sostituirvi quello cinese.  In Tibet  è stanziato permanentemente l’esercito cinese con circa  500.000 soldati. Dal 1950 sono morti, a causa dell’occupazione, oltre 1.000.000 di Tibetani. Le donne sono sottopposte a sterilizzazione e aborti forzati; un modo per annientare “alla radice” il popolo tibetano. Il patrimonio artistico è andato quasi completamente distrutto: circa seimila monumenti tra templi, monasteri e stupa sono stati rasi al suolo. Il “Tetto del mondo” è stato saccheggiato delle sue riserve naturali, sottoposto a massiccia deforestazione e ridotto a discarica per i rifiuti nucleari cinesi. Il continuo afflusso d’immigrati cinesi ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana. La sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi inoltre,  ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori della vita sociale e lavorativa.

Diritti Umani violati. Malgrado gli incessanti appelli della comunita internazionale i diritti umani in Tibet non sono rispettati da parte del governo cinese. Le donne tibetane sono costrette a subire la sterilizzazione e l’aborto. Miglialia di persone sono detenute in condizioni disumane, torturate e condannate senza processo. I buddisti sono perseguitati e i monaci e monache sono obbligati ad abbandonare il loro credo religioso, ad essere “rieducati” e a dichiarare obbedienza al governo cinese. Il diritto alla libertà di parola è sistematicamente violato.

Comunità internazionale. Nel corso degli anni le Nazioni Unite, il Congresso degli Stati Uniti, il Parlamento Europeo e molti parlamenti nazionali hanno approvato delle risoluzioni a favore del Tibet in cui si chiedeva «la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all’autodeterminazione». Più volte sono state inviate in Tibet delegazioni parlamentari d’inchiesta. In Italia è nato, 10 anni fa, l’Intergruppo Parlamentare Italia-Tibet che, lotta sempre per il rispetto dei diritti umani in quella terra. Il Dalai Lama è stato insignito, nel 1989, del Premio Nobel per la Pace ed è stato ricevuto da molti capi di stato. Intanto però, le violenze contro il popolo tibetano da parte del governo cinese continuano e poco si può fare per fermare le ingiustizie della seconda  potenza economica mondiale. 

Giovanna Fraccalvieri