Cade il Governo: a Ballarò, la storia di una maggioranza all’epilogo

Ballarò: cade il Governo – Dopo la lunga giornata di ieri, il programma condotto da Giovanni Floris ha segnato una puntata  che sarà ricordata negli annali di questa legislatura. Al centro del dibattito, le annunciate dimissioni di Berlusconi (una volta approvata la legge di stabilità), la “quota 308” ottenuta dalla (ex)maggioranza alla Camera e la crisi dei titoli di Stato. Ma a poche ore di distanza dal comunicato con cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha reso pubblica la decisione del Premier, già sorgono i primi dubbi (o timori, come dir si voglia) circa l’affidabilità delle parole di Berlusconi. Che si tratti solo di una tattica? Certo B. ha lasciato l’aula a volto scuro, tetro come mai si era visto, ma qualcuno afferma che “chi parla di dimissioni non conosce Berlusconi”.

La storia di una maggioranza all’epilogo – Che abbia ragione Crozza, quando dice che B. è come Terminator? Non sono escluse “sorprese”, nonostante aleggino già le prime “ombre” sul futuro inquilino di Palazzo Cihgi, ma il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, ha detto chiaramente che “le forze politiche tutte si fidano del capo dello Stato”. Secondo lui, a questo punto, ci sono solo due opzioni: “Affidare il Paese a qualcuno di credibile oppure lasciare che il popolo sovrano decida con le elezioni“. Certo è che la giornata di ieri ha segnato la fine di un’epoca: “In queste condizioni- ha detto Bondi– non si poteva continuare: il passaggio politico di Berlusconi è saggio“. E mentre l’Onorevole del Pdl sottolineava il “grande senso di responsabilità” di questo gesto, c’era da domandarsi cos’altro avrebbe potuto mai fare il Premier, arrivato a questo punto.

E a proposito di votazioni – L’aspetto essenziale per De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, è che “le dimissioni avvengano per ragioni politiche, né personali né giudiziarie“. E mentre si parla delle future imminenti elezioni, che per Sechi “saranno più aperte di quanto si pensa”, qualcuno punta i fari su un “piccolo dettaglio”: il “maxiemendamento”, ovvero tutta quella serie di misure economiche su cui il Paese si è diviso ed è fermo da mesi. “E adesso dovrebbe essere approvato, in 15 o 20 giorni, con le dimissioni sul tavolo?” ha osservato ironicamente Lucia Annunziata, che teme il cosiddetto “calcio dell’asino”. Il punto è: cosa ci metteranno in questo maxiemendamento? E la Sinistra approverà cose che in altri tempi mai avrebbe accettato?

Corinna Trione