Governo tecnico o elezioni? La maggioranza si divide

Il countdown per il governo Berlusconi è già partito: stando a quanto stimato dagli osservatori, l’esecutivo retto dal Cavaliere cederà il passo alla fine di questa settimana (al più tardi lunedì), lasciando spazio al “nuovo”. Già, ma a cosa esattamente? Le posizioni all’interno della maggioranza (ma anche dell’opposizione) sono diverse e disegnano un quadro di grande confusione che soltanto il capo dello Stato potrà fronteggiare. All’interno del Pdl, s’ingrossa la schiera di coloro che chiudono categoricamente alle elezioni anticipate, con lo stesso Silvio Berlusconi apparentemente disponibile a “piegarsi” alla possibilità di un governo tecnico trainato dal neo-senatore a vita, Mario Monti. E la Lega? Dal Carroccio parole categoriche: “No ai ‘pastrocchi’ di palazzo”.

Pisanu e gli altri – A pochi giorni dalle sue dimissioni, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, deve fare i conti con le “schegge impazzite” del suo partito. La matassa sull’imminente futuro si fa sempre più intricata ed evidenzia spaccature profonde all’interno di ciò che resta della maggioranza. A schierarsi nettamente a sfavore di un ritorno alle urne è stato ieri il senatore Beppe Pisanu: “Sono contrario, anzi contrarissimo – ha tuonato – Se ci sono elezioni anticipate esco dal gruppo, dal Pdl, da tutto”. Sostanzialmente vicino alla sua posizione anche Claudio Scajola, che avrebbe aperto a un governo più largo, con finiani e centristi dentro. Pisanu e Scajola starebbero avviando una serie di consultazioni per verificare il numero dei “sodali” all’interno del Pdl, ovvero di parlamentari disposti ad alzare le barricate nel caso in cui l’opzione delle elezioni anticipate dovesse prendere il sopravvento.

La confusione del premier – Ad animare la frangia opposta ci sarebbe, invece, una nutrita delegazione di ministri: Maria Stella Gelmini, Paolo Romani, Ignazio La Russa, Renato Brunetta, Giorgia Meloni. Tutti orientati a sostenere la linea del partito che, fino a ieri, non contemplava soluzioni alternative a quelle del voto. A dar loro man forte anche il responsabile delle Infrastrutture, Altiero Matteoli, con una lista di 20 pidiellini convinti sul sostegno alle elezioni. E Silvio Berlusconi? Sembra che la fermezza del premier (ostentata per buona parte della giornata di ieri) inizi a vacillare. Nel corso dei numerosissimi incontri svoltisi ieri a palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio avrebbe gradualmente abbandonato la convinzione di promozionare le elezioni anticipate a tutti i costi.

La fermezza della Lega – A esasperare la confusione ci ha pensato Maurizio Lupi: “Sceglieremo tra le elezioni o un governo ampiamente condiviso – ha detto – che però non può essere fatto da transfughi”. Fin qui il Pdl. E la Lega? Il partito del Senatur non sembra avere dubbi: l’unica via percorribile è quella delle elezioni anticipate. “La Lega non sosterrà mai, ribadisco mai, un governo tecnico, di unità nazionale, di tregua, di maggioranze allargate o come diavolo lo si voglia chiamare che altro non sono che ‘pastrocchi’ di Palazzo – ha tagliato corto il ministro Calderoli – Il popolo con il voto ha scelto questo governo e se questo governo cade la parola deve tornare al popolo”. E in serata è stato lo stesso Umberto Bossi a rimarcare il concetto, annunciando che nel caso in cui il presidente Napolitano dovesse optare per la scelta di un governo tecnico, il Carroccio sarebbe pronto a cambiare posizionamento. “E’ bello stare all’opposizione – ha detto il Senatur – è più divertente”.

Maria Saporito