Monti: Italia ha grande lavoro da fare. Stop ai privilegi

Le indicazioni di Monti – Mario Monti ha dettato quelle che secondo lui, potrebbero essere le linee guida da seguire per cercare di risanare la crisi del nostro paese.
Iniziando proprio da ciò che l’Europa ha chiesto all’Italia: “Le richieste dell’Europa e della comunità internazionale all’Italia, in termini di risanamento dei conti e di stimolo allo sviluppo, sono quello che dovrebbe essere chiesto ad ogni Paese, per una maggiore crescita”, che deve avvenire non “da ulteriori prestiti, ma attraverso la rimozione degli ostacoli alla crescita stessa“.
Su questo aspetto, secondo Monti, “l’Italia ha ancora un grande lavoro da fare”.
Questo grande lavoro significa soprattutto: “riforme strutturali“, che tolgano “ogni privilegio alle categorie sociali che ne hanno, cancellando il problema italiano di chi protegge la propria circoscrizione elettorale“.
Non possono esserci molte divergenze intellettuali sulle richieste che arrivano a Roma e su ciò che deve essere fatto. Per quel che riguarda l’euro, l’Italia è ancora in ampio credito, grazie ai benefici che ha dalla appartenenza. Benefici che costituiranno un patrimonio nel tempo. Se l’Italia non avesse fatto parte dell’euro ci sarebbe più l’inflazione, politiche meno disciplinate e meno rispetto per le generazioni future“, ha continuato Monti.
L’Italia non può dunque ignorare le sue responsabilità e soprattutto non può tradire il suo ruolo di stato membro fondatore dell’Ue.

Italia, crescita zero – Intanto l’Europa chiede all’Italia maggiori sforzi, e ipotizza un intervento sulle pensioni, già scongiurato dal governo: “L’Italia può fare di più sul fronte delle pensioni. La ripresa si è fermata. C’è il rischio di una recessione“. L’allarme è lanciato dal presidente della Commissione europea, Olli Rehn, responsabile degli affari economici e dell’euro.
Secondo le previsioni, l’Italia nel 2012 avrà una crescita economica quasi azzerata con un incremento del Pil limitato allo 0,1% (rispetto al +1,3% preventivato la scorsa primavera), che salirà al +0,7% nel 2013, anche se non riuscirà a centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio. Nel 2012 il deficit pubblico calerà al 2,3% del Pil che, a politiche invariate, scenderebbe ulteriormente all’1,2% l’anno successivo mancando così il programmato pareggio di bilancio. Secondo le stesse previsioni il debito pubblico resterà stabile nel 2012 al 120,5% del pil con un calo l’anno successivo, sempre a politiche invariate, al 118,7%.

Matteo Oliviero