Cina, governo bandisce Twitter: nuove regole per i giornalisti

Il pericolo viene da Twitter. Le autorità cinesi hanno annunciato stamane nuove misure restrittive per l’informazione e per i giornalisti che lavorano nel Paese. L’obiettivo di queste nuove regole è di arginare la crescente influenza del fenomeno di microblogging, sviluppatosi in maniera esponenziale negli ultimi mesi soprattutto grazie a Twitter: si conta attualmente che gli utenti cinesi siano centinaia di milioni. Secondo l’organismo cinese che vigila sulla stampa, l’esistenza di siti di microblogging avrebbe portato i giornalisti a diffondere notizie direttamente dai loro smartphone, smesso dimenticando di verificarle o operando controlli solo in un secondo momento. Una circostanza che, secondo il governo cinese, nuoce gravemente sia alla sfera pubblica sia a quella privata della nazione asiatica. I giornalisti, dal canto loro, hanno provato a spiegare che le notizie pubblicate erano sempre verificate secondo i tradizionali canoni di eticità, tuttavia questa rimostranza non si è dimostrata convincente.

Credibilità versus libertà. Le nuove regole introdotte prevendono che il giornalista debba ricercare almeno due differenti fonti prima di riportare una notizia. Le notizie che in ogni caso si riveleranno poi false, non dovranno essere ignorate, bensì sarà obbligatorio presentare una smentita o una rettifica, pena la sospensione o la revoca della propria abilitazione giornalistica. “Le notizie false non solo possono seriamente ledere gli interessi delle parti coinvolte, ma anche compromettere in modo grave la credibilità dei media o addirittura l’ordine sociale ed economico del Paese” ha affermato lo stessa agenzia di vigilanza sulla stampa. La circostanza che preoccupa maggiormente le autorità asiatiche riguarda la diffusione, attraverso i siti di microblogging, di insistenti voci di abusi e corruzione della classe politica cinese. Non ci è dato sapere se queste indiscrezioni corrispondano a verità, è chiaro tuttavia che un mezzo libero e democratico come Twitter avrà sempre più vita dura in Cina.

Emanuele Ballacci