Oggi: centocinquantesimo giorno d’occupazione per il Teatro Valle

In molti pensavano ad un’occupazione che sarebbe durata al massimo per qualche settimana, invece dopo centocinquanta giorni il Teatro Valle è ancora la sede d’un tipo di cultura che si autogestisce, che vuole liberarsi dai vincoli di chi vorrebbe relegarla al ruolo di suppellettile della società italiana. Lavoratori e lavoratrici appartenenti al mondo dello spettacolo sono ancora uniti per fare fronte ad una crisi che, diciamolo chiaramente, si fa meno scrupolo a colpire la loro piuttosto che altre professioni. Sempre alle prese con nuove iniziative, il Teatro Valle ha intenzione di rimanere la sede di una divulgazione culturale che si rivolge ed apre a tutti coloro che abbiano voglia di usufruirne.

Teatro Valle, portavoce del proprio mondo – Simbolo di ciò che sta accadendo in Italia al mondo dello spettacolo e dell’arte, il Teatro Valle è oggetto di progetti ben precisi. Prima di questa occupazione, il teatro aveva corso il serio rischio di venire affidato a privati. Questo fatto, che sarebbe stato diretta conseguenza della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano prevista dall’ultima Legge Finanziaria, avrebbe fatto sì che l’essenza stessa del Teatro Valle nello specifico e del teatro in senso ampio venisse ad essere rinnegata. Nato per far sì che le persone avessero modo di discutere, nato assieme alla democrazia, il teatro è un luogo pubblico per eccellenza, un luogo che da secoli e secoli da voce e vita ad ogni sorta di ceto sociale, idea, concetto.

Uno “statuto partecipato” – I progetti che vedono protagonista il Teatro Valle coinvolgono anzitutto l’elaborazione di uno statuto il cui scopo è la costituzione di una Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Tale statuto vuole essere un vero e proprio “statuto partecipato”: sul sito www.teatrovalleoccupato.it, è possibile prendere visione di esso, osservarne le “evoluzioni” e fare le proprie proposte. Sullo stesso luogo virtuale si può anche, ovviamente, prendere nota degli spettacoli e dei momenti di condivisione culturale che stanno avendo e avranno luogo presso il teatro romano, che non accenna a voler scendere a compromessi.

Martina Cesaretti