Siria, altro venerdì di preghiere nel sangue: uccisi 30 civili e 26 soldati

Giornata di sangue quella di ieri in Siria.
In uno dei paesi maggiormente al centro dell’attenzione della comunità internazionale per gli sviluppi che potranno avere le violenti proteste che da mesi contrappongono le forze al servizio del presidente Bashad al-Asad a quelli che, in maniera pregiudizievole, spesso vengono etichettati come semplici ribelli.
Il giorno di venerdì in Siria è spesso quello in cui più facilmente avvengono gli scontri. Ciò non è frutto di una semplice coincidenza, ma è dettato dal fatto che nel terzultimo giorno della settimana hanno luogo gli incontri che raccolgono il maggior numero di persone, in occasione delle preghiere del venerdì.
E ieri non vi sono state eccezioni a questa triste regola.
Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, “secondo gli attivisti, almeno 30 civili e 26 soldati sono stati uccisi in Siria alla vigilia delle preghiere del venerdì mentre le proteste a favore della democrazia diventano sempre più violente e aumentano gli attacchi nei confronti delle forze di sicurezza”.

Repressione – Il regime siriano, che nelle scorse settimane ha dovuto fare i conti anche con gli inviti, più o meno pressanti, da parte degli ‘amici’ russi affinché vengano messe in atto le dovute riforme di cui il Paese ha bisogno, continua ad attuare la propria repressione nei confronti di tutti coloro che non ravvisano nelle azioni del governo alcun cambiamento in prospettiva democratica.
In molti casi, inoltre, si sono verificati episodi in cui a essere attaccata è stata la stessa libertà di espressione, anche sotto forma di cerimonie religiose.
Nel Paese la situazione sembra via via peggiorare anche in termini di vittime: le ultime settimane sono state quelle più sanguinose.
Sempre l’agenzia Reuters fa il punto sul modo in cui i vicini della Siria assistono all’evolversi delle vicende nazionali: “Gli Stati arabi restano estremamente divisi su come affrontare le repressioni in Siria dopo che il piano di pace dello scorso 2 novembre non è bastato ad arginare le violenze e sono poche le speranze che un nuovo vertice, in programma per domani, possa produrre risultati positivi. Diversi Paesi si oppongono a creare ulteriori pressioni su Assad e sembra improbabile che i ministri degli Esteri possano congelare l’appartenenza della Siria alla Lega Araba che si riunirà al Cairo, secondo quanto riferito da funzionari che parteciperanno al vertice”.

S. O.