Dagli Albanopower a Colapesce, Lorenzo Urciullo debutta come solista

Un nome d’arte che trae ispirazione da una leggenda siciliana, un passato – che in fondo è un presente e sarà anche un futuro – in una delle band più in voga, tra quelle che generalmente vengono definite appartenenti all’ambiente underground.
E’ questo il primo profilo che si può stilare del siracusano Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, che nei prossimi mesi uscirà con il primo album da solista. Solo in apparenza, però. Perché se è vero che il progetto appartiene a lui e al suo desiderio di mettersi in gioco con la lingua italiana, bisogna anche dire che chi lo ha reso possibile, dando qualcosa in più di una semplice mano, sono gli amici di sempre, nonché componenti degli Albanopower.
L’esordio
Questo, ciò che Colapesce ha detto a Newnotizie.

Quando e come ti è venuto in mente di provare l’esperienza da solista?
Tutto parte circa 3 anni fa, quasi per gioco, presentando tre brani sotto falso nome al premio Piero Ciampi. In quell’occasione, tra l’altro, ho ottenuto ottimi riscontri da parte della critica.

Al di là del riferimento alla leggenda siciliana, esiste un motivo particolare che ti ha portato a optare per il nome ‘Colapesce’?
Sono rimasto affascinato dalla simbologia che si cela dietro la leggenda: un uomo-pesce che sacrifica la propria vita terrena per reggere il luogo che ama, evitando che sprofondi in mare. Una sorta di antenato dei pre-Marvel!

Qual è il rapporto – non interpersonale, ma lavorativo – con gli altri membri degli Albanopower? Hai mai pensato alla possibilità che un percorso individuale possa portare a una divergenza dei vostri percorsi artistici? Oppure Federico riuscirà comunque a continuare a essere il cantante del gruppo ma anche Colapesce?
In Colapesce suonano tre Albanopower, ovvero io, Peppe Sindona e Toti Valente, e non credo che un progetto escluderà mai l’altro. Si tratta di qualcosa di individuale perché io scrivo e canto le canzoni, ma di fatto siamo una vera e propria band. Sul palco, insieme a noi, ci sarano pure Francesco Cantone e Vincent Migliorisi.

Parliamo di muse e ispirazione: quali sono i tuoi punti di riferimento a livello musicale?
Moltissimi. Da Gino Paoli a Sparklehorse, da Battisti ai Kraftwerk: i miei ascolti sono molto trasversali, riesco ad alternare la musica classica al noise in base ai miei stati d’animo.

Con Colapesce debutti con composizioni in lingua italiana: come è stata questa esperienza?
All’inizio non ti nascondo di aver avuto grosse difficoltà a far i conti con la metrica e la gestione dell’enorme tavolozza semantica che mette a disposizione la nostra lingua. Adesso credo di aver sviluppato una mia poetica ben precisa e di aver capito meglio come gestire gli input ‘selvaggi’ che sputo sui fogli bianchi. Anche se chiaramente, come in ogni arte, non si finisce mai di perfezionare il proprio modo di raccontare le cose.

Quali sono gli obiettivi artistici, a breve e medio termine, di Colapesce?
L’uscita a gennaio del mio primo vero disco, poi l’uscita del secondo disco, poi del terzo, del quarto, del quinto, del sesto etc. etc.

Simone Olivelli