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Pirati Italiani pronti alle elezioni. E Grillo già li teme

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Pirati Italiani pronti per il Parlamento. Le prossime elezioni vedranno l’inedita discesa in campo del Partito Pirata Italiano. A darne l’annuncio, nel corso dell’Internet Governance Forum di Trento, è Athos Gualazzi, presidente di quella che ad oggi è ancora un’associazione che, però, crede che i tempi siano ormai maturi per trasformarsi in partito di fatto, oltre che di nome. “Forme e metodi” di partecipazione elettorale saranno decisi di comune accordo con gli utenti, ma l’idea è di presentarsi “a macchia di leopardo” in Italia, dichiara Gualazzi. Lotta alla censura e revisione in senso libertario delle leggi su brevetti e copyright, maggiore accesso alla tecnologia e alla cultura e tutela della privacy degli utenti sono solo alcuni dei punti contenuti all’interno del programma del Partito Pirata, già visibile online.

 

Enorme successo in Svezia e Germania. A dare forza all’idea di fare dell’associazione un vero soggetto politico sono anche i confortanti risultati ottenuti dai cugini europei del Partito Pirata Italiano. Quello svedese è riuscito persino a piazzare un proprio uomo tra i seggi del Parlamento Europeo, mentre quello tedesco ha recentemente sbancato le elezioni statali di settembre con un bottino di ben 130.000 voti, che è valso la conquista di 15 dei 141 seggi della Camera dei Deputati di Berlino. Il Partito Pirata italiano non ha ancora una precisa collocazione politica, ma una buona fetta dei suoi simpatizzanti si dice vicina alle posizione di Sel e della sinistra extraparlamentare.

 

Grillo? Un milionario autoritario. “I partiti e le lobby meritano un encomio per la loro opera infaticabile nel creare movimenti di distrazione politica di massa. Lo scopo è fin troppo evidente, quello di generare confusione e di impedire un’affermazione a livello nazionale del MoVimento 5 Stelle. Qualcuno puntualmente abbocca. Prima venne il Popolo Viola, poi gli Indignados, ora i Pirati italiani. Rick Falkvinge, uno dei fondatori de Pirati svedesi, tenne a battesimo la nascita del M5S due anni fa a Milano”. Non usa parole docili Beppe Grillo nel qualificare i Pirati Italiani, che minacciano di pescare proprio nel bacino elettorale del Movimento 5 Stelle. Secca la replica del portavoce del Partito Pirata Marco Marsili: “Prendiamo atto delle farneticazioni autoreferenzali di Grillo e constatiamo che il capocomico genovese avrebbe la pretesa di arrogarsi l’esclusiva di rappresentare una larga fetta dei cittadini italiani, anche di coloro che non condividono i suoi metodi e le sue scelte“. “Nel Partito Pirata non ci sono milionari con barca e casa in Svizzera, né persone che hanno fatto una fortuna con lo stipendio pagato dal canone Rai, salvo poi chiederne l’abolizione, ma onesti lavoratori che ci mettono la faccia e il proprio impegno per cambiare il Paese, e che meritano rispetto”, rincara la dose Marsili. E ancora: “Grillo, attaccando il Partito Pirata, così come il Popolo viola e gli Indignati rinuncia, di fatto, a qualsiasi dialettica politica, confermando una volontà di leadership autoritaria che nulla ha a che fare con la democrazia che propugna, che è confronto, dialogo e inclusione. Chiarisca, una buona volta, che è il leader del suo movimento, e che è lui che detta regole e programmi, oppure decida di candidarsi e ci metta la faccia, come fanno tutti”.

 

Raffaele Emiliano