Maroni sancisce la rottura col Pdl

Intervenuto ieri alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, l’ormai ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha mostrato i muscoli sulla scelta del suo partito (La Lega) di andare all’opposizione del nascituro governo Monti. “Abbiamo registrato il cambiamento del Pdl che segna una rottura con la Lega – ha spiegato – e che ci assegna un ruolo all’opposizione”.

A sinistra della Bindi – Giunto ieri a Roma per partecipare alla presentazione del libro di Bruno Vespa, l’ex ministro Roberto Maroni, prendendo posto accanto a Rosy Bindi, ha strappato subito la risata dei presenti dicendo: “Io mi metto a sinistra della Bindi, ormai sono più a sinistra”. Una battuta con cui il leghista ha sottolineato l’orgoglio di passare all’opposizione, rispettando il patto stretto con gli elettori. “La Lega ha deciso non di rompere con il Pdl, ma di stare all’opposizione – ha spiegato –  Siamo stati coerenti con le valutazioni fatte con Berlusconi prima che il Pdl cambiasse atteggiamento nei confronti di Monti”.

Rottura definitiva? – “Per mesi – ha continuato l’esponente del Carroccio – è stato sollecitato Berlusconi a dare le dimissioni sull’esempio di Zapatero per ridare fiato alle Borse, oggi mi pare che stia avvenendo il contrario a conferma che il problema non era Berlusconi”.E a chi gli ha chiesto se la rottura col Pdl debba considerarsi definitiva, Roberto Maroni ha risposto con una battuta dal sapore calcistico: “Siccome Casini ha detto che si vota tra un anno e mezzo – ha affermato – utilizzeremo questo tempo per capire se ci sarà ancora un’alleanza con il Pdl, un’alternativa o se la Lega correrà da sola. In questo momento io dico 1 X 2. Quello che è avvenuto – ha precisato – ha sancito però la rottura di un’intesa che andava avanti dal ’94”.

Nessuno sconto a Monti – Una certificazione importante, che ha spinto l’ex ministro padano a rimarcare l’orgoglio per la scelta fatta.“Io sarei preoccupato se un Parlamento fosse composto solo dalla maggioranza – ha ripreso Maroni – sarebbe come quello di Gheddafi: noi faremo opposizione, sentiamo cosa dirà Monti, di certo diremo più no che sì, viste le premesse”. E sul nuovo presidente del Consiglio incaricato: “Lo conosco, è varesotto come me, lo stimo – ha premesso il leghista – ma quando si presenta come premier sostenuto da una maggioranza di cui la Lega non fa parte non faremo sconti a nessuno”.

Maria Saporito