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Movimento Occupy Wall Street: teorie del non debito

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Ripensare il sistema economico mondiale- A poche ore dalla repressione e dallo sgombero di Zuccoti Park, sorge spontaneo domandarsi se il movimento Occupy Wall Street (che dal 17 settembre scorso porta avanti una mobilitazione sociale continua e sempre più grande) abbia le carte in regola per continuare la sua battaglia. Su Facebook la linea che si deve seguire è chiara e la parola d’ordine è “ andare avanti”, più precisamente verso Foley Square. Le centinaia di arresti avvenuti questa notte sembrano aver dato al movimento non una batosta, bensì più vigore, tanto che si parla addirittura di “prima vittoria”. Ma è chiaro che un gruppo non può andare avanti soltanto con la tenacia. Le basi però Occupy Wall Street sembra averle proprio solide. Non solo perché si è stagliata nel contesto di una classica epidemia rivoluzionaria (che è iniziata con la “primavera araba” ed è proseguita con gli idignados madrileni), dove accanto al gruppo newyorkese si sono affiancati numerosissimi altri “Occupy” americani, ma maggiormente le motivazioni vanno ricercate nella nuova aria teorica che si respira all’interno di questo movimento.

 

Esame antropologico del movimento – Antropologi come David Groeber hanno dato uno stampo originale alla protesta, fornendole delle tesi di fondo capaci di poter veramente intaccare il sistema. Partendo dalla considerazione che il “debito” è il maggior male del nostro tempo, propone di ritrovare in questo concetto quella valenza morale che dovrebbe essere alla base del rapporto con il creditore, il quale invece vede oggi giorno solo quella economica. Accade così che il concetto di pagamento viene ad essere legato obbligatoriamente alla persona umana, che si ritrova schiava di un sistema che va avanti per debiti e che non accetta che questi non vengano pagati. Groeber afferma inoltre che ci si trova a questo punto perché il debito è andato fuori controllo, dalla crisi del ’70 non se ne è ancora usciti e si sono trovate scappatoie come lo sfruttamento delle risorse asiatiche e la creazione di elaborati sistemi di credito che non hanno fatto che ritardare il collasso. La crisi del 2008 quindi non ha fatto che confermare la tesi che i debiti non possono essere sempre onorati. E da antropologo che guarda al passato, la soluzione a tutto questo sarebbe quella che già il sistema sumero ed egiziano avevano a suo tempo pensato: la cancellazione dei debiti.

 

Le speranze per il futuro – Inoltre il movimento sta dimostrando di aver adottato diverse forme di democrazia: la convocazione quotidiana dell’Assemblea Generale non fa che estendere il diritto di parola a tutti i partecipanti della protesta, e, cosa ancora più importante, è interessante vedere come il sistema maggioritario sia stato sostituito in questa fase da quello del consenso unanime, il quale sta dando i suoi frutti. Ecco perché Occupy Wall Street può sopravvivere: finalmente ci sono proposte.

Gianluca Di Maita

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