Nuova escalation di tensione nel mondo arabo: invaso il Parlamento del Kuwait

Mercoledì 16 novembre, nel piccolo emirato sovrano affacciato sul Golfo Persico, si è acceso un nuovo focolaio di rivolta sulla scia dell’incendio arabo che si è consumato negli ultimi mesi. Nella capitale Madinat al-Kuwait migliaia di manifestanti si sono ritrovati fuori le porte del Parlamento per chiedere le dimissioni del Primo ministro in carica, lo sceicco Nasser Mohammed Al-Ahamd Al Sabah. Alla fine di un’escalation di tensione montante, i manifestanti sono riusciti ad invadere “La Casa del Popolo” intonando a gran voce l’inno nazionale guidati dal capo dell’opposizione Moussallan Al-Barrack. Il disagio e le proteste risalgono al maggio 2010, ma è solo negli ultimi tre mesi che la situazione è stata caratterizzata da un’esponenziale aumento dell’insofferenza popolare, a causa di uno scandalo per corruzione che ha coinvolto lo stesso premier ed altri 16 deputati, per delle irregolarità finanziarie nella gestione della compagnia di telecomunicazioni Zain.

250: è questo il numero di milioni di euro distribuiti irregolarmente in un losco traffico di tangenti ed è questo il numero di anni da quando la famiglia Al Sabah detiene il totale controllo dell’emirato. Il Kuwait è il quarto esportatore mondiale di petrolio, è uno degli emirati più ricchi del Medio Oriente ed è regolato da una monarchia costituzionale con il più antico sistema di governo parlamentare del Golfo. Tuttavia i partiti politici attualmente in carica, siedono in Parlamento senza autorizzazione e la gestione dell’economia, del petrolio, della difesa e degli esteri, si risolve in una ragnatela di poltrone autoreferenziali.

 Le proteste hanno causato il ferimento di almeno cinque persone da parte delle forze di polizia mentre il corteo si dirigeva verso la residenza del premier. La notizia, riportata in prima pagina su Al Jazeera, è sicuramente un nuovo sintomo della rivoluzione araba. Per quanto la rivolta nel Kuwait non sia per ora minimamente paragonabile a quelle tunisine, egiziane o siriane, è stata di nuovo la piazza ad essere protagonista.

Mario Paciolla