Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Birmania, partito di Aung San Suu Kyi torna alla politica: parteciperà alle...

Birmania, partito di Aung San Suu Kyi torna alla politica: parteciperà alle elezioni

Speranza. E’ questa forse la parola più pronunciata e pensata da tutti coloro che si interessano alle vicende del Myanmar, lo stato asiatico una volta conosciuto come Birmania.
Le dita vengono incrociate per trattenere l’ottimismo nei confronti di quella che potrebbe essere un’apertura fondamentale verso la democrazia da parte del governo. Nonostante dallo scorso anno il potere non sia più ufficialmente nelle mani della giunta militare, chi oggi guida il Paese è un uomo che ha nel proprio passato legami plurimi con il mondo dell’esercito: l’attuale presidente del Myanmar, infatti, è l’ex generale Then Sein.
Le elezioni del 2010 furono salutate dalla giunta militare come un’elargizione di libertà, mentre i critici intravidero in esse soltanto una farsa, un specchietto opaco capace di attirare solo le allodole più ingenue. A dar forza a questa tesi vi fu la constatazione dell’estromissione dalle elezioni della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi.
La donna, divenuta nemesi della legittimità del governo, passò diversi anni agli arresti domiciliari venendo rimessa in libertà soltanto nel novembre del 2010, poche settimane prima di andare al voto. Il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, decise di non partecipare alle elezioni come segno di protesta.

Amnistie – Negli ultimi mesi, il governo del Myanmar ha tornato a far parlare di sé per la decisione di scarcerare circa duecento dissidenti politici: anche in questo caso per molti si è trattata di una scelta fatta perlopiù per iniziare a costruire intorno all’attuale leadership un’immagine di cambiamento. Infatti, i numerosi distinguo e il rapporto, tra il numero delle persone rilasciate e quello di coloro che invece sono rimasti dietro le sbarre, è tale da costringere alla cautela anche i più ottimisti.
Tuttavia è innegabile che, rispetto al passato, in Myanmar qualcosa si sta muovendo e, per molti, ciò deve essere comunque considerata un’opportunità da cogliere nel lungo percorso che separa il Paese dalla democrazia.
A tal proposito, è da segnalare la decisione del partito di Suu Kyi di tornare a partecipare in maniera ufficiale alla vita politica della nazione, iscrivendosi nuovamente nell’elenco delle formazioni che cercheranno di guadagnare le preferenze dei birmani nelle prossime elezioni.

Obama – A dichiararsi interessati su quanto accade nel paese asiatico sono stati anche gli Stati Uniti che, per bocca del presidente Barack Obama, hanno fatto sapere di monitorare gli sviluppi della vita politica e di aver salutato con soddisfazioni le piccole aperture che si sono già registrate. In conseguenza di ciò, prossimamente il capo di Stato Hilary Clinton dovrebbe arrivare in Myanmar in visita ufficiale: un evento non da poco se si considera che si tratterebbe della prima visita di un capo di Stato americano da che nel 1962 la giunta militare prese il potere.

Simone Olivelli