USA: Allarme psicofarmaci

Droga domestica. Dati a dir poco allarmanti sono stati riportati recentemente dal National Center for Health Statistics secondo cui gli psicofarmaci rappresentano le ricette più prescritte dai medici per le persone di età compresa dai 18 ai 44 anni. Gli esperti ritengono che a determinare un uso così vasto di medicinali di questo tipo sono diversi fattori: la mancanza di lavoro e la conseguente ricerca di soluzioni nelle “pillole della felicità”, le campagne mediatiche che riguardano tali prodotti e, infine,  la difficoltà per le famiglie ad ottenere il rimborso per le terapie di tipo psicologico e la conseguente ricerca di soluzioni più “a portata di mano”. Il dato è davvero preoccupante se si considera che già nel 2005 la Food & Drug Administration, aveva obbligato le case farmaceutiche ad aggiungere sulle etichette degli psicofarmaci un avvertimento ai consumatori sul fatto che gli antidepressivi possono aumentare il rischio di suicidio.

Diamo i numeri. Secondo un articolo apparso recentemente sul  Los Angels Times, oltre il 10% dei cittadini americani di 12 anni d’età fa uso di tali farmaci. Un altro dato davvero preoccupante, è stato rivelato da un Centro di ricerca del  New Jersey, la Neuroscience Therapeutic Resource Center, secondo cui un americano su cinque fa uso di psicofarmaci.  È stato stimato che, solo nel 2010, negli USA sono stati  spesi 16,1 miliardi di dollari in neurolettici, 11,5 miliardi di dollari in antidepressivi e 7,2 miliardi per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Rispetto a questa sindrome è stato riscontrato un dato anomalo. Tra gli adulti è triplicato infatti, l’uso di psicofarmaci per il trattamento della cosidetta iperattività, sindrome che solitamente si riscontra durante l’infanzia.

 “Categorie” deboli. Un aspetto positivo però, interessa proprio i bambini ai quali vengono somministrati psicofarmaci in misura minore rispetto al passato. Un peso rilevante in questo cambio di rotta va attribuito alle campagne di sensibilizzazione sugli effetti collaterali degli psicofarmici, secondo cui è possibile un aumento delle tendenze suicide tra i minori “curati” facendovi ricorso. Secondo i dati, attualmente, si somministrano “le pillole della felicità” al 2,5% delle bambine e a poco più del 2% dei bambini. Stassa inversione di tendenza interessa gli anziani, per i quali è stato registrato un calo del 44% dell’uso di ansiolitici. In modo particolare si è prestata maggiore attenzione alle persone affette da demenza senile, per le quali, tra gli effetti collaterali dell’uso di psicofarmaci c’è, addirittura, il rischio di morte.

Giovanna Fraccalvieri