Salvare l’Europa dall’Europa, fra economia e politica

Se l’Europa non sara’ unita non conteremo mai nulla. […] Nel mondo del futuro soltanto l’Unione europea unita puo’ continuare ad avere un peso nei nuovi assetti mondiali”.
L’avvertimento è di Massimo D’Alema, intervenuto in veste di presidente del Copasir questa mattina all’Università Kore di Enna, dove ha tenuto la sua “lectio magistralis”.
Mentre il governo Monti si appresta a varare i primi provvedimenti “anti crisi” del suo programma, dunque, la discussione sul futuro del nostro Paese si sposta inevitabilmente – nel panorama sia politico, come dimostrano le argomentazioni dell’ex premier, che economico – sul piano del rapporto con l’Unione Europea e delle contraddizioni interne al continente che rischiano di mettere a repentaglio il futuro di milioni di persone.

Salvare l’Europa dall’Unione Europea – Secondo numerosi economisti, che riunitisi sotto un appello pubblicato ieri dalla rivista online “Economia e Politica”, le politiche dettate dalla BCE nelle sue “lettere all’Italia” – riprese nelle sue linee programmatiche dal neo premier Mario Monti – finirebbero per innescare un processo recessivo che farebbe crollare ulteriormente la già debolissima domanda interna e condannerebbe al fallimento le economie nazionali e l’intera struttura economica continentale.
“Un nuovo esecutivo, tecnico o politico, – si legge nell’appello sottoscritto da oltre cento economisti – che si configurasse come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali, nell’UE”. Sono necessarie “in ambito europeo e del G-20 politiche fiscali, monetarie e salariali concertate volte al rilancio della domanda aggregata, in particolare da parte dei paesi in forte avanzo commerciale”.

Troppa Germania in questa Europa – Se l’appello di “Economia e Politica” si limita a fare un cenno all’invitato di pietra di questa discussione sul vecchio continente sempre più in crisi, a citare esplicitamente i tanti problemi che la Germania causa e ha causato all’Europa in questi mesi è l’economista Emiliano Brancaccio, ospite negli studi di Sky e sulle colonne de “Il Sole 24 Ore”.
“Nel giugno del 2010 mi feci carico di scrivere la bozza della lettera degli economisti contro le politiche restrittive in Europa. Sottoscritto da oltre 250 esponenti della comunità accademica, il documento si è rivelato drammaticamente profetico. […] A questo stadio della crisi, la sopravvivenza o meno della zona euro dipenderà soltanto dai calcoli delle autorità tedesche sui costi e sui benefici di una eventuale deflagrazione della moneta unica, sui quali in Germania si sta ragionando da diversi mesi”.

L’analisi di quegli economisti che – a differenza di tanti incravattati del piccolo schermo – avevano previsto il precipitare della crisi in tempi non sospetti, appare fin troppo chiara e impietosa.
La sfida della costruzione di un’Europa unita e solidale è reale e obbliga la politica a dare risposte concrete, senza rifugiarsi nelle ricette preconfezionate da altri che contribuirebbero ad aggravare la crisi e la disgregazione del continente.
Basteranno poche settimane per capire se qualcuno sarà davvero in grado di raccoglierla.

Mattia Nesti