Una scuola in Afghanistan in memoria di Maria Grazia Cutuli

La “Maria Grazia Cutuli School” si schiude come un cofanetto di speranza blu per i bambini e le bambine avvolti da una valle afghana nel villaggio di Kush Rod, ad un’ora da Herat City in prossimità del confine con l’Iran. Il progetto, portato a termine nell’aprile del 2011 grazie ad un finanziamento di 150 mila euro da parte della Fondazione Cutuli, fissa così il ricordo della giornalista italiana nell’immagine di una scuola di 8 classi e un orto sperimentale con 60 alberi da frutta, per onorare al meglio il decennale dalla sua scomparsa il 19 novembre 2011.

Maria Grazia Cutuli, corrispondente di guerra per il Corriere della Sera, fu assassinata nella gola di Tangi Gharu nei pressi della città di Sarobi, sulla strada che da Jalalabad avrebbe dovuta portarla a Kabul. Insieme a lei lo spagnolo Julio Fuentes, corrispondente per Il Mundo, l’australiano Harry Burton e il fotografo afghano Azizullah Hardai, entrambi corrispondenti per l’agenzia Reuters, furono fermati, taglieggiati per qualche centinaio di dollari e assassinati da un manipolo di banditi antigovernativi. A dieci anni dall’accaduto, la dinamica di quegli attimi tragicamente concitati non è stata ancora chiarita. Tre uomini sono stati arrestati e Reza Khan, il primo a confessare, è stato giustiziato nell’ottobre del 2007 nonostante la ferma opposizione della famiglia Cutuli contraria alla pena capitale.

Somalia, Cambogia, Bosnia, Liberia, Congo, Mozambico e infine l’Afghanistan, punto di arrivo a soli 39 anni. Era stata questa la strada coraggiosa percorsa dalla Cutuli. Una strada fatta di rischi e pericoli per informare il dramma quotidiano di popoli oppressi attraverso un giornalismo differente. Storie estreme, ai margini del mondo, raccontate da una grande forza empatica e dettate dalla ferma volontà di esserci. Una donna testarda del Sud.

Blu. Questo è il colore della scuola. Questo è il colore del cielo, quel cielo degli ultimi che Maria Grazi Cutuli ha ardentemente raccontato, testimoniato e amato, fino all’estremo esercizio della propria passione.

 

Mario Paciolla