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Israele: è il momento di fermare Ahmadinejad

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Tempo scaduto – Dopo aver assistito in silenzio al crescere della problematica iraniana, Israele ha deciso di uscire allo scoperto: prima manifestando le proprie certezze sulla presenza in Iran di materiale per la ricerca nucleare, poi non negando del tutto la possibilità concreta di un attacco militare.
A rilasciare simili dichiarazioni è stato il Ministro degli Esteri Ehud Barak, che ha messo subito in chiaro la posizione del suo Paese, affermando che la possibilità di un attacco all’Iran “non è argomento da discutere in pubblico”. E il membro del governo israeliano ha rincarato la dose tornando a parlare del recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, definito da più voci come molto preoccupante. Barak, sulla stessa linea, ne ha evidenziato la gravità, dicendosi ormai sicuro delle intenzioni di Teheran riguardo agli armamenti atomici, e ha concluso dichiarando che “l’Iran è deciso a sviluppare un’arma nucleare, non esiste altra spiegazione possibile o concepibile per ciò che sta accadendo, e va fermato”.

Tensione internazionale – Le dure parole del ministro israeliano giungono sulla scia di una sequela di avvenimenti che stanno portando sempre più in alto l’escalation di tensione globale: il 18 novembre, il vertice dei governatori dell’Aiea aveva approvato con una votazione bulgara una risoluzione contro il Paese del presidente Ahmadinejad; la decisione di intervenire diplomaticamente era arrivata in conseguenza del rapporto dell’Agenzia sulla situazione iraniana, che era apparso da subito molto preoccupante. Ma la risoluzione approvata dal vertice dei Governatori si è limitata ad esprimere “grave preoccupazione”, senza imporre all’Iran nessuna sanzione concreta. Anzi, secondo i dettami dell’iniziativa, il Paese mediorientale avrà tempo addirittura fino a marzo per dare una risposta relativamente alle proprie attività sospette.
È una data però ancora molto lontana, soprattutto considerando il livello dell’agitazione internazionale, che sale ogni giorno di più. La situazione dovrà essere monitorata, soprattutto dall’esterno, perchè se Israele, che le ultime stime danno in possesso di cinquanta testate nucleari, dovesse davvero perdere la pazienza, l’equilibrio mondiale potrebbe subire un contraccolpo non da poco.

Damiano Cristoforoni