Libia, arrestato al-Senussi: era capo dei servizi segreti di Gheddafi

Come pesci caduti in una rete che man mano si alza dalla superficie dell’acqua non dando scampo. Per tutti gli esponenti del regime del colonnello Muammar Gheddafi, ucciso quasi un mese fa, il destino sembra essere lo stesso. Perso il potere, parola che era sinonimo di intoccabilità, l’establishment del terrore libico sembra non avere scampo e, giorno dopo giorno, perde pezzi. A essere catturati non sono più i leader, ma persone che non hanno più un peso nella quotidianità del Paese, sulle cui spalle però gravano le responsabilità di ciò che hanno compiuto in un passato non remoto. Atti ancora vividi nella memoria collettiva. Ed è proprio per questo che, oggi, viene salutato il loro arresto, in attesa di capire se i responsabili del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) accetteranno di farli processare dalle istituzioni internazionali deputate a casi come questi, come ad esempio la Corte penale de L’Aja, o se scelgano di fare giustizia in prima persona, ipotesi che, in contesti come quello libico, potrebbe equivalere più che altro alla messa in atto di una vera e propria vendetta. 

Servizi segreti – Dopo la recente cattura di uno dei figli del rais, Saif al-Islam Gheddafi, è di poche ore fa la notizia dell’arresto di Abdullah al-Senussi, uno dei fedelissimi del colonnello, nonché responsabile dei servizi segreti durante il regime.
Al-Senussi è stato bloccato nella città di Sabah, località situata nel mezzo del deserto.

S. O.