Arabia Saudita: Burqua integrale per la polizia religiosa

Donna tentatrice. Ancora una volta l’Arabia Saudita si distingue per le sue iniziative a dir poco discutibili. In questi giorni, nel Paese culla dell’islam wahhabita, è stata proposta una legge che prescrive il burqua integrale per le donne. All’origine dell’”iniziativa” un episodio che ha visto un uomo arabo tentato dallo sguardo “ammaliatore” di una donna “tentatrice.

Lotta tra padroni. L’uomo in questione è  un membro della Commissione saudita per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, che ha riferito di essere rimasto «colpito» dagli occhi di una donna e «tentato dal suo sguardo sensuale», mentre stava camminando per strada. L’uomo, a quel punto, avrebbe ordinato alla donna di coprirsi gli occhi ma, di fronte alla resistenza del marito, ne è scaturita una lite.  Il consorte ferito, più nel suo orgoglio che nel corpo, dopo che un altro uomo aveva osato dare ordini alla propria donna, in seguito alla rissa è stato ricoverato in ospedale.

La polizia religiosa. Dinanzi all’accaduto, la Commissione saudita per la promozione della virtu’ e la prevenzione del vizio, una sorta di polizia religiosa, ha dichiarato, tramite il suo portavoce, Mutleg An-Nabit, di «avere il diritto di obbligare le donne a coprirsi gli occhi». Qualora la legge venisse approvata, circolare senza il burqua integrale comporterà per le donne  l’intervento della polizia religiosa che potrà ricorrere  anche alla fustigazione pubblica, come già può accadere quando non vengono rispettate le leggi della Sharia.

Diritti violati. La Commissione saudita per la promozione della virtu’ e la prevenzione del vizio è stata fondata nel 1940 allo scopo di assicurare il rispetto pubblico delle leggi islamiche. Più volte la “polizia religiosa” è stata accusata di violazioni dei diritti umani. Esemplare in  questo senso l’episodio avvenuto nel 2002 quando  la Commissione impedì ad alcune studentesse di uscire dalla loro scuola che stava andando a fuoco, perchè le giovani non erano vestite “in modo adeguato”. In quell’occasione in tanti ritennero che l’ordine inammissibile fosse stato determinante nel far salire il numero delle vittime a 15.

Modernità irraggiungibile. Ad oggi le donne saudite devono portare obbligatoriamente il tradizionale hijab, il velo nero, per coprirsi il capo e sono costrette a  indossare l’abaya, un vestito nero che le copre fino ai piedi. Se passerà la nuova legge dovranno “schermare” anche i loro occhi con un burqa integrale. Alle donne è, inoltre, vietato guidare l’auto e non possono viaggiare senza l’autorizzazione di un uomo della famiglia. A tutto ciò va aggiunto il fatto che, pur essendo in programma, non è ancora loro concesso il diritto di voto e la partecipazione alla vita politica.

Giovanna Fraccalvieri