Fattore K: calcoliamo l’indice del sapere.

 

Rajiv Kumar, economista, direttore generale della Fici, la Confindustria indiana, è giunto a Roma per discutere di questo argomento: l’India vuole calcolare quanto sapere viene prodotto, quanto costa, come circola, definendo il nuovo Pil della ricchezza, il Prodotto nazionale del Sapere; partendo dal principio che il Sapere è la merce più importante, è un valore per conoscere il benessere e la capacità competitiva di una nazione.

Il modello è stato sviluppato in Italia dal professor Umberto Sulpasso, che ha insegnato Economia del Sapere (il fattore K: knowledge) e scritto un libro sull’argomento Darwinomics. Sulpasso ha ricevuto l’incarico da Kumar di calcolare la ricchezza del sapere in India: un progetto di sviluppo economico, per dare al paese uno strumento di crescita globale e distribuita e alle società private un criterio per ottimizzare in termini di reddito la propria profittabilità.

Purtroppo secondo Aurelio Regina, il numero uno di Unindustria, e Giuliano Amato, della Treccani, ci si deve rendere conto che in Italia esiste il problema di una grande produzione con un basso tasso di conoscenza e del fatto che si faccia poca ricerca. Inoltre nel nostro Paese esiste un capitale umano arretrato, cioè poco formato e che, soprattutto per i laureati, continua a retrocedere rispetto agli altri Paesi europei.

Il fattore K oggi è invece l’elemento più importante per mantenere una posizione competitiva sul mercato.