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Freddie Mercury: a vent’anni dalla morte di un mito il mondo celebra una leggenda

Freddie Mercury, morteQuando sarò morto a chi importerà?”, si domandava Farrok Bulshara. E si rispondeva con una punta di triste sarcasmo: “A me no di sicuro”. Di lui aveva detto: “Voglio essere il Rudolf Nureiev del rock’n’roll”. Invece quell’uomo, quel Farrok Bulshara, è semplicemente diventato Freddie Mercury, la voce indiscussa dei Queen, la band che ha scritto e composto dei veri e propri capolavori in note di cui negli ultimi 40 anni si sono sprecati gli aggettivi per definire la loro musica e la carica esplosiva del loro leader. Domani saranno vent’anni dalla scomparsa di un mito, morto il 24 novembre 1991 nella sua villa di Londra per una semplice polmonite che il proprio sistema immunitario, annientato dall’AIDS, non poteva reggere. Una scomparsa silenziosa, con la discrezione di chi sa di voler regalare ai posteri solo la propria voce e non l’immagine. E oggi, a vent’anni di distanza, il suo ricordo, la sua voce, le sue stravaganze sono ancora vive e il mito di è trasformato in una leggenda da celebrare.

Le dichiarazioni di Freddie – Il 22 novembre 1991, soli due giorni prima del decesso, Freddie Mercury aveva diramato un comunicato stampa doloroso e scioccante ma lucido e corretto allo stesso tempo: “Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia”.

Le celebrazioni di un mito – Domani, non solo i musicisti di tutto il mondo lo ricorderanno con concerti-tributo, ma nelle librerie arriveranno valanghe di volumi dedicate al mito di Freddie Mercury. Anche se, in mezzo ai tributi live, alle ristampe di dischi, alle nuove raccolte e greatest hits, agli spettacoli che si ispirano alla musica dei Queen, e in attesa del film in cui Sacha Baron interpreta Freddie Mercury, sono uscite delle biografie che potrebbero imbarazzare i fans più genuini, perché svelano alcuni dettagli della vita privata di Mercury non proprio onorevoli. Tra i volumi usciti “Una biografia intima” di Peter Freestone, assistente personale di Freddie per 12 anni consecutivi, rimasto al suo fianco fino alla morte. Freestone ripropone la sua “versione dei fatti” che già sul diario pubblicato da Arcana (www.arcanaedizioni.com) non lesinò piccanti aneddoti su sex tour e pratiche fetish a base di droga. Esce anche la riedizione della famosa biografia di Laura Jackson per la collana Odoya Cult Music: “Freddie Mercury – Chi Vuol Vivere per Sempre?”. L’autrice, scrittrice britannica specializzata in biografie di performer, si sofferma sulle donne della vita di Mercury: la madre, l’ex compagna e amica Mary Austin e l’attrice Barbara Valentine, che parlò di Freddie per la prima volta in questa biografia.

Le celebrazioni dei fans – Oltre ai tributi e alle biografie chi alimenterà più di chiunque altro il mito Freddie Mercury, domani, saranno sicuramente i milioni di fans continueranno a ricordarlo e a commemorarlo esclusivamente per la sua produzione artistica e la sua celestiale voce, come è giusto che sia, ascoltando per tutto il giorno la sua musica e la sua voce eterna i suoi grandi successi come “Somebody To Love”, “I Want To Break Free”, “We Are The Champion”, “Bohemian Rhapsody” e la trascinante “Innuendo”.

Dario Morciano

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