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“No child born to die”

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India – Sono ovunque. Si aggirano scalzi e sorridenti nel caos delle città indiane. Decine, centinaia, migliaia di piccole sagome colorate che animano di spensieratezza la drammatica quotidianità della povertà in India. Si accingono di soppiatto, uno, due, tre alla volta. Improvvisamente ti trovi circondato da un nugolo di occhi vividissimi e spalancati sulla vita, accerchiato da piccole mani concave impiastricciate di polvere e piene di fame. Vivono in condizioni estreme, vestono abiti dipinti dallo sporco e giocano tra cumuli d’immondizia. Sono i bambini dell’India, ognuno dei quali setaccia con la filigrana dorata della propria esistenza una rete che imbriglia la coscienza.

Il rapporto – A Nuova Delhi è stata lanciata la nuova campagna “No child born to die”, indetta dall’associazione no profit Save the Children. Secondo un rapporto presentato dalla ONG, almeno 1,73 milioni di bambini muore ogni anno nel subcontinente asiatico senza aver raggiunto neanche il quinto anno di età. Dopo aver letto quest’articolo, due bambini indiani avranno perso la vita per malattie curabilissime, quali una dissenteria o una banale polmonite. Inoltre, sono tantissime le persone azzoppate dalla poliomelite che si aggirano nel mercato di Paharganj a Delhi o intorno alla Clock Tower di Jodhpur. Con la nuova campagna è stato firmata una petizione con la quale si chiede al governo di Delhi un aumento della spesa nella sanità pubblica, investendo appena il 5% del PIL nazionale. Tanto basterebbe per assicurare alle madri e ai bambini condizioni minime necessarie alla sopravvivenza. Sul sito dell’organizzazione è stato inoltre attivato un portale per raccogliere le firme dei cittadini.

Una nuova sfida – L’India è una realtà complessa. Con la conquista dell’indipendenza il paese ha accettato tutta la serie di problematiche connesse al processo di modernizzazione, diventando di fatto la democrazia più grande del mondo. Nel corso degli anni il governo ha assunto posizioni sempre più originali e innovative nell’ambito della globalizzazione. Ciò che le si chiede ancora una volta con questa campagna di sensibilizzazione è di dimostrare che “le persone sono più importanti degli stati” (Kothari).

 

Mario Paciolla

Foto di Ilaria Izzo