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Tasse troppo alte in un ateneo su due. Studenti risarciti a Pavia, attesi altri ricorsi

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Rimborso da record – Nei giorni scorsi, il Tar di Milano aveva condannato l’Università di Pavia a restituire parte della quota d’iscrizione ai propri studenti perché colpevole di aver superato dell’ 1,331 percento il limite consentito dalla legge sulle tasse universitarie: sebbene la cifra appaia quasi irrisoria, a conti fatti corrisponde a un milione e 700mila euro che dovranno essere refusi se l’Università perderà anche il ricorso in appello. La sentenza del Tar milanese giunge in qualche modo inaspettata perché di fatto ribalta la decisione dei colleghi toscani che appena qualche settimana fa respinsero un’identica denuncia presentata da alcuni studenti dell’ateneo fiorentino.

33 atenei fuori legge – L’Unione degli Universitari (Udu), che ha avviato l’azione legale contro l’Università di Pavia, ha calcolato l’esubero di ogni istituto scoprendo che nel 2010, 33 atenei italiani hanno incassato circa 220 milioni di euro senza averne titolo. Le cifre sono state calcolate rapportando la sommatoria delle tasse studentesche introitate con i fondi pubblici ricevuti, per legge, la cifra risultante non dovrebbe superare il 20 percento. Secondo l’Udu, i primi tre atenei classificati nella speciale graduatoria delle università fuori legge sono: Urbino (16,57 percento di esubero) seguita da Bergamo (16,15 percento) e Ca’Foscari (14 percento). Adesso si teme l’effetto domino e 32 università rischiano di dover mettere mano al portafoglio.

Pavia è solo la punta dell’iceberg – Michele Orezi, coordinatore nazionale dell’Udu ha dichiarato: “Gli 1,7 milioni di euro che Pavia è stata condannata a risarcire ai suoi studenti sono solo la punta dell iceberg di un ‘tesoretto fuorilegge’ evidentemente sottratto dalle tasche degli studenti e delle loro famiglie” aggiungendo che “i nostri ricorsi non sono mirati a mettere le università sul lastrico: il problema vero non siamo noi studenti ma il taglio delle risorse per le università. Uscirne è semplice. La soluzione non è minacciare di togliere i servizi a noi studenti in caso di nuovi ricorsi: è necessario un maggior investimento su scuola, università pubblica, ricerca libera e nel diritto allo studio chiedendo un impegno concreto e urgente al nuovo Governo e al ministro Profumo”.

Irene Lorenzini